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giovedì 13 novembre 2008

Succhiasangue... ipotesi



Ero una bambina, la prima di quattro figli, mio padre lontano per lavoro e mia Madre a casa con Noi. Accadde una notte, penso fosse nei mesi caldi del 1976, mia Madre menziona il mese di maggio perché la mia ultima sorellina aveva iniziato da poco a mangiare minestrine e ricorda che quello che è successo la notte di cui mi accingo a raccontare era stata vicina al periodo dei terremoti che si erano sentiti nel veneto e del “grande terremoto”, io ero una bambina di 6 anni ma quella notte non la dimenticherò mai.

Mi ero svegliata di soprassalto perché mia Madre urlava impaurita dalla finestra aperta del corridoio del primo piano dove avevamo le camere da letto, il clima era mite, ricordo che ero vestita leggera, fuori sentivo che i polli, che da “pochi giorni” erano stati comperati, stridevano e urlavano con verso soffocato uno dopo l’altro fino a non sentirli più e un nuovo verso poco dopo uguale al primo riempiva la notte. Eravamo al secondo piano di una semplice casa di contadini, mio fratello e le mie sorelle dormivano, eravamo sole, davanti alla casa, illuminata appena da una lampadina, a pochi metri c’era un vigneto sul quale i polli andavano a dormire, polli bianchi e qualche gallina. Subito dopo il vigneto, un piccolo campo di granoturco. La nostra era l’ultima casa di una viuzza di campagna che durante il periodo delle piogge finiva sott’acqua tanto che per passarci lo si poteva fare solo con un canotto o con gli stivali alti da pescatore. Oltre un paio di campi più a nord passa la vecchia ferrovia in disuso, bombardata dai tedeschi in una delle due guerre, tanto che era piena di alberi alti. Un bosco, un corso d’acqua e un ponte di pietre. Ricordo che l’erba era molto alta.

Mi svegliai per le forti urla di mia madre che chiedeva aiuto e che cercava di spaventare “la bestia” sbattendo sui balconi della finestra. Aveva svegliato alcuni vicini che poco dopo si erano precipitati, ma trovando solo alcuni polli morti e nient’altro. Era buio, i vicini accorsi avendo controllato i dintorni di casa erano ritornati a dormire dopo aver piazzato delle trappole con i resti di alcuni polli, qualcuno aveva portato il cane da caccia che non aveva sentito nulla, mia Madre che dalla finestra aveva assistito a quel pollicidio senza poter far nulla e avendo pensato che fossero più bestie ad aver attaccato i polli non si era accontentata delle trappole messe dai vicini e con il pensiero che aveva quattro figli in una casa vecchia, ultima di una viuzza, con tutti i campi attorno, si era seduta su di una sedia alla stessa finestra del corridoio del primo piano che dava sul vigneto da dove aveva assistito impotente al primo massacro dei polli, purtroppo c’era solo una lampadina che illuminava l’entrata di casa e Lei con la poca luce non aveva potuto vedere nulla, se non il movimento dell’erba. In un primo momento aveva pensato a un cane randagio, poi i vicini avevano dato la colpa a una donnola o faina.

Passarono le ore e prese sonno con un bastone in mano appoggiata alla finestra. Verso l’alba, forse erano le cinque o le sei, ricominciò quello che era successo durante la notte. Non era ancora abbastanza chiaro da poter vedere qualcosa ma lei iniziò a sbattere sui balconi facendo chiasso sperando di spaventare "la bestia" o, come pensa tutt'ora lei, "le bestie", ma non servì a nulla. Non so quanto tempo passò, arrivarono di nuovo i vicini non trovando nulla, nemmeno impronte, solo dell’erba dietro casa un po’ schiacciata, ma poteva essere stato il vento.

Al mattino, nelle trappole non c’era nulla e non erano nemmeno state toccate! i polli, circa una ventina/trentina (difficile ricordare esattamente) erano tutti morti ai piedi delle vigne, bianchi candidi come la neve, un po’ inumiditi dalla rugiada, una desolazione, io non ero più riuscita a prendere sonno e ero scesa con mia madre che aveva iniziato a raccoglierli amareggiata e impaurita e la cosa strana era che avevano tutti un buco, un unico buco o sotto al collo o sotto a un’ala, erano privi di sangue, erano stati tutti dissanguati e non erano rigidi come di solito capita alle carcasse, ma come pupazzi di pezza.

Abbiamo ricordato insieme che vennero seppelliti, perché mangiarli o darli ai gatti e ai cani (forse allora avevamo un cane lupo ma non ricordo e comunque non l’ho sentito abbaiare in quei frangenti) forse avrebbe trasmesso delle malattie. La cosa strana era la ferita, pulita, io ricordo ancora come l’avessi vista ieri, grande circa 1 cm e mezzo, profonda, nessuna traccia di sangue, da nessuna parte, né sull’erba. L'apertura nella carne era circolare e pulita, altra cosa strana era che l'animale doveva aver agito con intelligenza, i polli non erano fuggiti e noi li ritrovammo sparsi per il primo filare di vigne dove erano soliti appollaiarsi durante la notte. Altra cosa strana, al mattino non erano rigidi come avrebbero dovuto essere. Le era sembrato, ricorda mia madre, che fossero state più d’una le bestie. Aveva sentito solo un suono soffocato, probabilmente quando venivano presi e uccisi, ha persino detto ricordando “...come se fossero stati ipnotizzati...” Una frase strana, detta da mia Madre completamente a digiuno di certe parole o cose simili, una frase che dice anche ora. Non si spiegava perché non avevano provato a scappare, alcuni, pochi a dire la verità …forse un paio, erano stati trovati nel retro della casa, verso la ferrovia dimessa, verso nord, ma non sappiamo se erano arrivati lì con le loro gambe, forse tutto questo è stata veramente opera di una faina o di una donnola, ma io e mia madre ce ne ricordiamo molto bene anche se lei non ne parla volentieri.

Ho ricordato che a volte da bambina disegnavo strani esseri piccoli di circa un metro, con le mani con tre dita più una opponibile, artigliate, simili a piccoli demoni con grandi occhi neri, piedi lunghi con artigli di cui ne conservo solo un disegno, avendo eliminato con gli anni tutti i bozzetti, avevo sempre pensato a creature nate dalle mie fantasie, con gli anni forse gli ho aggiunto le ali, ho aggiunto di averlo visto… ma dopo aver parlato con mia madre ed aver “scremato” i miei ricordi da quello che era superfluo e fantasioso, quello che ho appena raccontato e probabilmente il ricordo nudo e crudo di allora, ricostruito insieme a lei. Parlandone abbiamo sentito che da noi, nel piccolo paesino di campagna, erano cose che succedevano spesso in quegli anni e che davano la colpa alle donnole o alle faine.Ma io, ancora, sento che furono altre le cause.
V.Z.
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