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sabato 9 ottobre 2010

Flash Mental Simulation I Colori dell'Anima


Nuove metodologie per risolvere il problema delle adduzioni aliene.


Prefazione

In questo lavoro vengono riportate le nuove tecniche mentali per risolvere rapidamente il problema adduttivo. La risoluzione consiste nell’applicazione di nuovi modelli mentali di simulazione che permettono, se correttamente applicati all’addotto, di sollevarlo dal problema per sempre, in una sola seduta o quantomeno forniranno gli strumenti: prima per comprendere e poi eliminare le interferenze aliene.
La metodologia è di semplice applicabilità e nasce da alcune osservazioni di Corrado Malanga che sono poi state ampliate e corrette dal gruppo di lavoro sorto attorno a questo progetto di ricerca e con i suggerimenti di molti altri nostri collaboratori che ancora ufficialmente non sono entrati a far parte del pool di ricerca sulle simulazioni mentali ma che comunque forniscono giornalmente i loro contributi in questo settore.
Sicuramente questo non vuole essere un lavoro terminato ma un primo contributo alla ricerca nel campo delle metodologie tese ad affrontare (far fronte) il problema delle adduzioni aliene.
Dunque a questo primo sforzo, ne seguiranno altri che aggiungeranno, approfondiranno e modificheranno, se necessario, parti di questo primo “manuale di istruzioni” che descrive una serie di metodologie che sono state testate ormai in un periodo lungo otto mesi, con risultati decisamente incoraggianti.
E’ bene sottolineare infatti che il gruppo sta ancora lavorando alla identificazione di probabili nuove specie aliene, non ancora ben definite strutturalmente, che sarebbero state descritte in recenti applicazioni della nuova tecnica, le cui risposte sono attualmente vincolate ad uno studio più profondo ed oggettivo possibile.
Va altresì fatto notare che sebbene queste nuove tecniche siano di facile applicabilità, è bene sottolineare come non ci si possa improvvisare dall’oggi al domani, operatori di simulazioni mentali ed inventarsi il ruolo di Alien Hunter, tanto caro a molti ufologi americani ed a molti perditempo italiani.
Ci rendiamo conto infatti che rendere pubbliche queste metodologie, da un lato produrrà l’effetto di rendere disponibile questa ricerca a tutto il mondo, ricordiamo infatti che siamo l’unico gruppo di ricerca nel mondo che propone una ricetta difensiva nei confronti del fenomeno adduttivo, ma dall’altro potrebbe mettere nelle mani di sprovveduti, tecniche bomba per l’introspezione profonda personale che, se malamente impiegate, potrebbero creare effetti decisamente indesiderati sulla psiche umana (leggere il disclaimer alla fine di questo lavoro per maggiori informazioni).
Gli autori di questo lavoro non si considerano responsabili per un inadeguato utilizzo di queste tecniche.
Gli interessati ad essere coadiuvati nel superare i loro problemi adduttivi, sono caldamente consigliati di prendere contatto solamente con Corrado Malanga che, sulla base di alcune osservazioni preliminari, assegnerà ad un suo collaboratore di fiducia il processo per la risoluzione del caso.
Si sconsiglia caldamente chiunque ad affidarsi a chicchessia che si presentasse come nostro collaboratore, senza mostrare le opportune garanzie.
per scaricare il PDF vai al sito

venerdì 1 ottobre 2010

PNL e smitizzazione del sistema rappresentazionale VAK


PNL e smitizzazione del il sistema rappresentazionale VAK

In questi anni per diversi motivi mi sono imbattuta spesso in testi, discussioni, esperienze, test, terapie, manipolazioni, riprogrammazioni, ricerca, ipnosi, analisi, raccolta dati, osservazione, persuasione, ecc. che facevano riferimento al sistema VAK :

I sistemi rappresentazionali VAK, PNL (Programmazione Neuro Linguistica) :
Ogni individuo ha modi diversi per rappresentare la propria esperienza/realtà nel mondo o per meglio dire costruire la sua mappa del territorio (che in realtà sembrebbe modificare il territorio stesso).
In realtà secondo me anche se dicono/scrivono che codifichiamo ed elaboriamo le informazioni che ci vengono dal mondo esterno attraverso gli apparati sensoriali del nostro sistema nervoso generalmente identificato con: visivo, cenestesico, auditivo, olfattivo e gustativo,
tralasciano solitamente il sistema energetico o "nascosto" dell'essere sia umano, animale, vegetale, minerale ecc. (vedi Roberto Zamperini e altri che portano avanti le ricerche in modo serio,
anche se poi in generale c'è un bel minestrone fra le varie correnti di pensiero ecc. e si cade spesso nella "NewAge" o certe persone e/o il loro lavoro viene mescolato e stravolto, o si mira al personale per invalidare tutto, vedi Hammer, terapie energetiche, pisicoenergetica ecc.
o sono loro stessi (Autori) a fare un bel minestrone, un esempio i vari filoni che lavorano in base a presunte foto o immagini ricavate in un certo modo su quella che chiamano aura -sig!- )
ed altre cose su cui ora sorvolo,

Il sistema rappresentazionale può essere definito come: le modalità con cui ci rappresentiamo internamente il nostro mondo e la sua rappresentazione, la nostra sfera personale, che possiamo o meno comunicare agli altri, ecc. non mi dilungo, ci sono fior fiore di testi a defininizione.

Nella PNL (Programmazione Neuro Linguistica) questo sistema rappresentazionale viene semplificato e racchiuso in 3 categorie: visivo, auditivo e cenestesico (quest'ultimo racchiude l'olfatto ed il gusto). Questo, in termini specifici, è chiamato VAK .

La vista (Visivo), l'udito (auditivo) e le sensazioni corporee (cinestesico in cui comprendono olfatto e gusto) sono canali attraverso i quali "costruiamo" dentro di noi i nostri pensieri, schemi, mappa e sono allo stesso tempo i canali attraverso cui esterniamo agli altri con il linguaggio.
Ecco perchè spesso vengono definiti come i canali d'ingresso, cioè i canali che mi permettono di entrare nel mondo del mio interlocutore.

Di solito scrivono che ognuno di noi usa tutti e tre i canali ma generalmente la maggior parte afferma che: "... c'è sempre una prevalenza di uno rispetto agli altri...", in base a quanto ipotizzato e/o affermato dai predecessori-contemporanei hanno pregiudizzi e giudizzi verso un più o meno consolidato modo di pensare, esprimersi, agire ecc. in base a determinati schemi mentali e alla mappa/sfera personale, alla situazione, a come si sente in quel momento, alle memorie ancorate (fisicamente, inconsciamente, psicologicamenete, energeticamente, ai sistemi rappresentazionali ecc. ) della persona con cui si sta interagendo, studiando, analizzando, ascoltando, aiutando ecc.

Le caratteristiche principali di ogni canale viene segnalato dai movimenti dei bulbi occulari. (nel Web si trovano immagini e spiegazioni dettagliate) però ho delle riserve, ci sono bravi attori o persone che hanno determinati disturbi o altro o forse non sono ancora così brava a individuare i sgenali a volte quasi impercettibili ed altre cose su cui sto ancora lavorando,

ad ogni modo, oltre alle ricerche di Corrado Malanga (grazie al quale anni fa ho iniziato ad interessarmi e a studiare a 360°) e da più "Voci" emerge un quadro in cui l'Inconscio registra tutto, per cui usa tutti i canali a sua disposizione ( se non vi sono problemi come ad esempio cecità ecc.),
inoltre da più "Voci" emerge che la mente non distingue ciò che è realmente vissuto da ciò che è solo vividamente immaginato ( di solito descrivendo tale cosa come immaginazione/visualizzazione in cui vengono usati tutti i canali e le emozioni) inoltre vedasi il lavoro di Corrado Malanga liberamente scaricabile dal suo sito che è ottimo e chiarificatore per molti aspetti andando anche più avanti di molto riguardo a determinate tematiche.

Allora da dove esce la caz...ta che in base ad alcuni test con poche domande una persona usi prevalentemente un canale piutosto di un'altro... un test da quel che ho visto e letto in questi anni che prendono in considerazione solo una probabile o presumibile o immagnaria briciola dell'esperienza di vita di una persona la quale si troverà a rispondere di solito a solo una delle tre opzioni e quindi scegliendo quella che "in quel momento" reputa più reale/consona ecc.,
secondo me tale cosa è forzata e falsata, è in qualche modo una manipolazione, in quanto ognuno di noi in base al momento, a come sta, al luogo, alle persone con cui si interagisce ecc. usa uno o l'altro canale, inteso come uscita ma come entrata li usa tutti, allora perchè rendere "limitata" tal persona con definizioni/giudizzi del tipo... tu sei cenestico, tu visivo ecc. dandogli così una credenza limitante e falsa ? questo è ciò che ho notato nella maggioranza dei casi,
andando poi attraverso facilitatori, consuelor o altre figure e/o attraverso l'introspezione e la conoscenza di se stessi ad escludere così una fetta della torta importante tanto quanto tutto il resto ?

persone che in questi anni mi hano scritto:
ah.. io sono auditivo è per questo non ci capiamo e non ci capiremo mai...
ah... io non riesco a fare quella tecnica, è solo per visivi ed io sono cenestesico...
ah.. io sono visivo e non sento...
ecc...
ed allora questo comporta che, per fortuna, ci siano persone che andando avanti su quanto c'è mettano a disposizione varianti però nella maggior parte dei casi continuando a basarsi sul sistema rappresentazionale che è emerso come dominante senza coinvolgere tutti gli altri o solo in minima parte,

nella maggior parte dei casi, da quanto letto e sentito in questi anni chi si basa su tali test e considerazioni anzichè usare di volta in volta tutti i canali e usare tale test in altro modo affinchè la persona che si è rivolta a loro identifichi che in tal situazione/probelma ecc. in base alla prevalenza di certi canali che questo possa essere indice di un campanellino o porta a cui rivolgere l'attenzione (poichè il nostro incoscio/subconscio attraverso dei filtri ha fatto passare solo una parte dell'informazione e che quella nascosta/inibita ecc. è ciò che manca per avere il quadro completo che potrebbe far cambiare anche di molto il tutto) per risovere meglio e prima la cosa, quasiasi essa sia, dando la possibilità alla persona stessa di avere maggiore consapevolezza e conoscenza di sè,
invece si ha nella maggior parte dei casi l'effetto/azione contrario/a, limitandola e con certe tecniche adirittura "nascondendo o allontanando" il problema che in questo modo non è possibile identificare, per questo ho sentito diverse persone che praticano PNL o altre metodiche o lavori di introspezione che c'è una percentuale che non ha risultati e/o dopo un certo tempo ritorna al punto di partenza,

"giocando" in questi anni ho visto spesso che persone che si basano su tali test poi con pregiudizzi e preconcetti si approciano in un certo modo alla persona che hanno davanti ed ho provato a farlo anch'io,
tenendo presente quanto scrivono nei vari testi di pnl, ricalco ecc, distaccandomi dall'empatia pur osservandola,
poi non so se è così per tutti, per quanto mi riguarda i vari canali si attivano e sono più o meno predominanti (in uscita e verso il conscio) a seconda delle situazioni, dei momenti e delle persone con cui sto interagendo,
se sto dipingendo la maggior parte delle volte sono cenestesica e visiva, per nulla auditiva, altre volte sono più visiva e auditiva, però ci sono momenti o situazioni o persone in/con cui ero ad esempio più visiva per momenti o situazioni, questo è anche legato alle "memorie" di eventi passati e forse ad eventuali cose nuove che stavo vivendo in quel momento o situazione, altre ero più auditiva ecc.

se parlo con una persona a seconda dell'argomento e del coinvolgimento, del posto, di come mi sento ecc. idem, le cose cambiano in continuazione, ho momenti in cui sono prevalentemente auditiva, ma in realtà questo è solo ciò che giunge al conscio o che reputo consciamente o meno di condividere usando determinate parole anzichè altre (ed i motivi possono essere molti) e quindi per me il test non ha poi tutto questo valore fintanto che prende ad esempio solo determinate situazioni è limitante e condizionante,
a me veniva sempre da rispondere: a seconda delle situazione, persona, momento , della giornata o momento che avevo ecc. ma non c'è l'opzione di dare tale risposta,
mi correggo, o meglio, un valore lo ha fino a un certo punto se questo viene valutato per quello che è poichè è riduttivo, limitante e generalizzante per come è usato nella maggioranza dei casi, inoltre se si tiene conto che è il "qui e ora" e si ritorna con il ricordo come fosse il presente, allora questo cambia ancora le cose poichè non si è uguali a quando è accaduto e allo stesso tempo rivivendolo ora questo viene cambiato dalla coscienza qui e ora, in poche parole e secondo me sarebbe sempre bene lavorare con tutti i canali indistintamente e forse proprio quelli che sembrano/risulterebbero "minori" possano essere in realtà più importanti perchè in quel momento situazione ecc. si è preferito o ci si è programmati con: non-sentire- o non vedere- o non-percepire ecc.
il fatto di identificare/etichettare una persona o che una persona in seguito al test si presenti come: "ciao, sono visiva !" secondo me è sbagliato se ci si basa solo su questo e se si divulgano certe affermazioni,
andrebbe ampliato nel senso che lavorando con i vari canali qualora uno fosse meno presente riguardo a una determinata cosa/esperienza/ricordo/trauma ecc. su cui si sta lavorando è proprio su questo che ci si dovrebbe focalizzare e lavorare portando la coscienza ad osservatore o come osservatore esterno per reintegrare quella parte di sè che ha occultato i dati di quel canale, come quando si usa la telecamera esterna (vedi lavoro di Corrado Malanga riguardo ad "ancore e telecamere esterne"), si possono così recuperare a seconda dei casi i dati relativi al canale/sistema rappresentazionale che è meno presente e comprendere il motivo per cui per certe cose accade così, arrivando a risolvere anche più cose in un colpo solo, ad avere maggiore consapevolezza di Sè e molto altro ^_^

cioè se registriamo tutto indistintamente non ci può essere nessun canale preferenziale o maggiore/maggiormente usato degli altri, qualora uno in quel momento situazione ecc. è meno degli altri lì c'è qualcosa che potrebbe condizionare tutto il resto, che non da la sua parte per avere il quadro completo o altro, per cui se attraverso questi test si è portati a porre attenzione a quei canali che emergono (in quel momento) e a "svalutare" gli altri e facilmente comettendo l'errore di sepellire ancora di più "cose" della persona che in quel momento nel suo più profondo, nella parte incoscia si sentirà divisa maggioromente ecc. quindi a creare maggiore incomprensione di sè, quei canali che sembrerebbero dal test inibiti e meno usati sarebbero a seconda dei casi forse in realtà dei campanelli d'allarme e porte d'accesso per conoscere se stessi e le cose che ci mancano per elaborare, metabolizzare e lasciar andare cose del passato che ci condizionano nella vita di tutti i giorni a più livelli fino a creare veri e propri problemi anche nei vari settori della nostra vita,

quindi ribadisco, questa soria di definire il canale/sistema rappresentazionale secondo me per come viene usato nella maggior parte dei casi è una gran caz..ta anche per quello che le persone poi si mettono in testa -sig!-, limitante sui diversi fronti,

"ahh tu sei cenestesico... ahh tu sei visivo ...ahh ecc."

condivido quanto mi ha scritto un Amico, che il test è importante per far comprendere a una persona che esiste un sistema rappresentazionale, ed in effetti per quanto mi riguarda da quando venni a conoscenza di ciò, grazie a Malanga, mi capita di fare attenzione alle parole che uso o ho usato e allo stesso tempo in merito al lavoro sul "conosci te stesso" mi permette di valutare di volta in volta il motivo per cui in un determinato problema/ricordo ecc. mi manchino i dati di uno dei canali e di comprendere molto altro.

quindi attenzione ;)

poi posso anche sbagliarmi,
anche questo è un lavoro in corso, nulla di definitivo !

Valentina Zorzi

^_^

mercoledì 8 settembre 2010

Logosintesi

In seguito all'approfondimento di alcune tecniche come EFT, Peat, Temporal Tap, Access, auto-ipnosi, visualizzazione, PNL, Metodo Sedona, ecc. mi sono imbattuta in Logosintesi, un innovativo sistema di crescita e cambiamento fondato da Willem Lammers... continua
per ora sperimentando solo con quello che ho trovato in rete la cosa risulta interessante,
ho apportato alcune modifiche alle frasi che vengono utilizzate nel metodo sulla base delle conoscenze acquisite in questi ultimi anni e quanto sto provando direttamente e ve le riporto:

"Attivo l'essenza per favorire il mio sviluppo ed evoluzione in questo processo"

"Recupero tutta la mia energia legata a .................. (esperienza, persona, luogo, idea) e la riporto al posto giusto in me stesso/a."

"Allontano, rimuovo, s-creo, cancello, disintegro, tutta l'energia estranea collegata a ...................... (esperienza, persona, luogo, idea) da tutte le mie cellule, dai corpi (per chi "crede" alle vite coesistenti o passate ecc.), dai miei spazi personali, dalla mente, dall'anima, dallo spirito e da ogni luogo, spazio, tempo e dimensione e la rimando nel luogo al quale realmente appartiene."

"Recupero tutta la mia energia legata a tutte le mie reazioni a.................. (esperienza, persona, luogo, idea) e la riporto al posto giusto in me stesso/a ora, in questo istante."


interessanti testimonianze si trovano in rete come casi esempio o casi studio

^_^

venerdì 25 giugno 2010

La Genesi di Corrado Malanga


"La Genesi" l'ultima ricerca di Corrado Malanga

Clicca qui per scaricare il testo su Ufomachine
(spuntare accetto le condizioni e cliccare su download)



"La Genesi II" la seconda parte della ricerca di Corrado Malanga

Clicca qui per scaricare il testo su Ufomachine
(spuntare accetto le condizioni e cliccare su download)

aggiornato il 12-08-10

mercoledì 23 giugno 2010

Recuperare i ricordi bloccati negli addotti

Recuperare i ricordi bloccati negli addotti
di Luciano Scognamiglio, dicembre 2009


Il problema delle testimonianze

La risorsa principale nello studio delle interferenze aliene consiste da sempre nei ricordi bloccati nella mente delle persone che sono vittime di abduction. E' proprio per via di questo blocco che gli addotti non riescono a far accettare all'opinione pubblica le loro esperienze, e quindi spesso non le accettano loro stessi per primi: se non possono conoscerle loro che sono gli sfortunati protagonisti, non possono farle conoscere a nessun altro che non le ha mai vissute. L'enormità di spiegazioni mancanti ha reso impossibile l'investigazione del fenomeno fino ad oggi, e così per tutta la storia umana gli addotti sono passati inosservati, soffrendo in silenzio, venendo giudicati ed emarginati. L'impossibilità di ufficializzare la realtà dei rapimenti alieni che da sempre coinvolgono queste persone, produce in loro una forte dissociazione che li accompagna per tutta la vita. Oggi finalmente abbiamo quegli strumenti che ci consentono di indagare nella psiche umana per trovare i dati che abbiamo sempre cercato, facendo gravitare tutta la ricerca moderna sulle interferenze aliene attorno ad una sola parola: ipnosi.

Cos'è l'ipnosi?

Franco Granone, fondatore del Centro Italiano di Ipnosi Clinico Sperimentale (CIICS), riconosciuto in tutto il mondo scientifico come uno dei più attenti studiosi di ipnosi medica e sperimentale, nel 1986 definiva così l'ipnosi: “un particolare modo di essere dell'organismo che s'instaura ogniqualvolta intervengano speciali stimoli dissociativi, prevalentemente emozionali, eterogeni o autogeni, con possibilità di comunicazione anche a livello non verbale, con una regressione a comportamenti parafisiologici o primordiali”. In una sola definizione vennero compresi tutti quegli elementi che oggi studiamo ed applichiamo nel campo delle interferenze aliene: coscienza, emozione, comunicazione non verbale, archetipi. Granone riusciva a conciliare un'operatività ospedaliera, di reparto, con una notevole capacità sperimentale, e già negli anni '60 insegnava in Italia quei concetti di ipnoterapia che Richard Bandler e John Grinder dovevano ancora introdurre negli USA attraverso la loro futura Programmazione Neuro-Linguistica (PNL). Attorno alla realtà dell'ipnosi sono stati creati molti miti e leggende, e i principali responsabili di ciò sono il cinema, la televisione e l'opinione comune: l'ipnosi oggi viene considerata dai più come qualcosa di teatrale, fantasioso e fantascientifico. La conseguenza di ciò è che la maggior parte della cosiddetta “scienza ufficiale” ancora non riconosce la validità e l'affidabilità dell'ipnosi, seppur non abbia mai approfondito e verificato ciò che afferma. Persino lo stesso Granone ebbe modo di provare con l'ipnosi che alcuni testimoni italiani di un fenomeno di interferenza aliena dicevano assolutamente il vero quando testimoniavano l'accaduto. Esistono molti tipi di ipnosi, ma ancor prima di essere una tecnica essa è uno stato di coscienza: partendo dallo studio degli stati di coscienza, infatti, si può capire molto più facilmente come funziona l'ipnosi.



Le onde cerebrali theta

Proprio come esiste una vasta letteratura tecnica sull'ipnosi applicata, esiste anche una gran quantità di lavori scientifici, in special modo medici, sulle onde cerebrali come corrispettivi fisiologici degli stati di coscienza. L'attività del cervello è caratterizzata da una costante produzione di segnali elettrici, che possono essere tranquillamente misurabili con apparati elettroencefalografici (EEG). Lo stato cerebrale di una persona in un dato momento corrisponde alla configurazione di tutti questi segnali principalmente in termini di frequenza, diffusione, intensità e differenza di potenziale. Queste onde cerebrali sono state schematizzate per comodità di analisi in cinque tipi, partendo da quelle a frequenza più alta: gamma, beta, alpha, theta e delta. Esistono diversi stati di coscienza anche nell'ipnosi, a seconda della tecnica utilizzata e della profondità raggiunta, sovente definiti trance: in presenza di questi stati ipnotici, con le opportune rilevazioni strumentali, sono stati registrati alti livelli di onde theta, predominanti sulle altre onde cerebrali. Le onde theta, di bassa frequenza, vengono prodotte in corrispondenza del rilassamento profondo, dell'attivazione del sistema parasimpatico, dell'informatizzazione del sistema immunitario, delle prime due fasi del sonno REM (Rapid Eye Movement), della crescita, dell'apprendimento e persino del gioco. Lo stato theta infatti accompagna il bambino in crescita per la maggior parte delle sue giornate, ed è proprio il periodo in cui assimila ogni sostanza proveniente dall'esterno, forma il suo sistema immunitario, apprende e gioca: in definitiva, le onde theta ci accompagnano ogni volta che fissiamo dentro di noi qualcosa che proviene dall'esterno. Non solo nutrimento, quindi, ma informazioni in generale, siano esse fisiche o psichiche, tant'è vero che stando in theta si può apprendere qualsiasi cosa molto meglio. Lo stato theta viene definito “lo stato di un solo pensiero”, proprio perché si scivola in theta ogni volta che si concentra la propria attenzione verso una sola cosa, escludendo automaticamente tutto il resto, senza rendersene conto. E' stato infatti dimostrato che raggiungiamo un leggero stato di ipnosi ogni volta che leggiamo un libro, guardiamo un film, laviamo i piatti, guidiamo l'automobile, etc. Se ci distraiamo da tale stato di coscienza, volgendo la nostra attenzione verso qualcos'altro o verso un altro pensiero, ne usciamo immediatamente e possiamo renderci conto dello stato di autoipnosi in cui eravamo pochi secondi prima. Sfruttando questa conoscenza, capiamo immediatamente che per entrare in ipnosi basta focalizzarsi su una serie di elementi, anche non attinenti alla nostra realtà circostante.

E se con me non funziona?

Chiunque può essere ipnotizzato e può autoipnotizzarsi, ad eccezione degli schizofrenici, che non riescono a mantenere l'attenzione su una sola cosa alla volta, e che quindi non possono raggiungere un completo stato cerebrale theta. Questo già basterebbe a dimostrare che gli addotti non sono schizofrenici, come dimostrano anche le perizie psichiatriche effettuate su di loro. Ci sono tuttavia dei casi in cui non si riesce a mettere un soggetto in ipnosi, e viene da pensare che questi non sia adatto o che la tecnica sia sbagliata. In realtà, come affermava sempre Granone, “non esiste una persona che non si può mettere in stato di ipnosi, ma esiste solo un cattivo ipnologo”. Un altro tabù da infrangere è che l'ipnosi sia una cosa forzata o subdola, ottenuta con qualche artifizio che funziona solo perché fatto di nascosto e sfruttando le debolezze psichiche di una persona. Uno stato di ipnosi reale e profondo si può ottenere solo se il soggetto è completamente d'accordo e si fida totalmente dell'operatore. In queste condizioni favorevoli, l'ipnosi riesce sempre, spesso con risultati sorprendenti. Si tratta quindi di stabilire ciò che in PNL viene chiamato rapport, ovvero il rapporto di fiducia con l'interlocutore. Questa fiducia si ottiene mettendo la persona a suo agio in un'atmosfera rilassata, parlando di cose piacevoli prima di introdurre la seduta di ipnosi, e ricalcando la sua espressività verbale, paraverbale e non verbale. Quando ci si accorge dal feedback del soggetto, ovvero dalla risposta complessiva data dal suo comportamento, che il ricalco è andato a buon fine, si può passare alla fase della guida, dove non è più l'operatore ad adattarsi all'interlocutore, ma viceversa, cioè è quest'ultimo a seguire automaticamente, senza rendersene conto, chi gli sta parlando: in questo modo l'operatore può letteralmente guidare il soggetto verso lo stato di coscienza desiderato attraverso il procedimento ipnotico di focalizzazione lungo una serie di elementi accuratamente scelti. Inoltre, l'analisi dei canali di comunicazione visivo, auditivo e cinestesico (VAK) del soggetto, e il loro conseguente utilizzo, migliorano ulteriormente il rapport e la guida, permettendo contemporaneamente di distinguere cosa viene elaborato al momento e cosa invece viene ricordato dal vissuto personale. Tutti questi concetti, che mancavano a Milton Hyland Erickson, psichiatra statunitense e padre dell'ipnosi moderna, spiegano come mai egli non riusciva a mettere in ipnosi circa il 20% delle persone, nonostante avesse una capacità analitica e comunicativa così elevata che gli valse il soprannome di “Mister Hypnosis”, tutt'ora utilizzato dagli specialisti del settore. Oggi possiamo far raggiungere uno stato ipnotico avvalendoci delle basi della PNL, senza alcuna necessità di ricorrere all'utilizzo del contatto fisico e di bruschi interventi, entrambe pratiche vivamente sconsigliate nell'ipnosi di recupero ricordi sugli addotti per evitare che le interferenze aliene dentro di loro possano prendere il controllo della situazione sfruttando la via così improvvisamente liberata. La sessione deve procedere nella più assoluta tranquillità e nel rispetto dei tempi di chi vi si sottopone, evitando accuratamente la posizione sdraiata in quanto favorevole al sonno, in favore di una posizione comodamente seduta, al massimo su una poltrona che sostenga le gambe ma che comunque tenga il busto dritto o solo leggermente inclinato. L'ultimo, ma non per importanza, degli accorgimenti da prendere prima di iniziare l'ipnosi, è di evitare di sedersi di fronte al soggetto, scegliendo invece una posizione obliqua leggermente laterale ma sempre rivolta verso di esso: in questo modo, si lascia il campo visivo libero, per poterlo studiare in modo non invasivo, evitando l'interferenza del proprio sguardo che potrebbe distogliere l'attenzione o dissuadere il soggetto dal fidarsi completamente in quanto subentrerebbe una sensazione di sfida invece che una di abbandono ed apertura. A questo punto saremmo pronti per partire, ma resta ancora una domanda: perché l'ipnosi funziona?

La psicanalisi

Grazie prima a Sigmund Freud, neurologo e psicoanalista austriaco, e poi a Carl Gustav Jung, psichiatra a psicoanalista svizzero, oggi possiamo delineare la struttura della psiche classificandola in tre livelli: il conscio, il subconscio e l'inconscio. E' proprio l'analisi di questi tre livelli che ci fa comprendere il funzionamento della mente e ci permette di agire su di essa scavalcando ostacoli apparentemente insormontabili. Le moderne conoscenze basate sulla fisica quantistica, sulla teoria dell'universo olografico di David Joseph Bohm, fisico e filosofo statunitense, e sulla concezione del modello olonomico del cervello di Karl Pribram, neurochirurgo austriaco e professore di psichiatria e psicologia, integrate alla psicanalisi di Freud migliorata successivamente da Jung, ci dicono che il cervello e la mente non sono la stessa cosa, ma l'uno è il mediatore tra l'altra e il corpo. E' stata proprio l'ipnosi, già esistente ai tempi di Freud seppur in forma ancora embrionale rispetto ad oggi, a poter confermare l'esistenza della psiche come non localizzata in alcuna componente fisica, e a poterla investigare nel profondo. Analizziamo allora questi tre livelli e chiariamo perché sono così importanti per l'ipnosi.



Il conscio

La volontà razionale di un essere vivente è rappresentata dal conscio, che sfrutta il cervello come interfaccia con il mondo esterno: questo lavora esattamente come un computer, permettendo di gestire a livello fisico gli input e gli output, ovvero i canali di ingresso e di uscita, che vengono gestiti a loro volta dal conscio per quanto riguarda il livello psichico. Il conscio può valutare e prendere decisioni, ma può anche essere guidato e suggestionato: nell'ipnosi si cerca di condurlo ad un livello di rilassamento totale, abbassando quindi le difese psichiche naturali che terrebbero sveglio il soggetto, allertandolo grazie al giudizio continuo delle informazioni in ingresso.

Il subconscio

L'insieme degli schemi, delle credenze e delle convinzioni, è racchiuso nel subconscio, che si comporta proprio come un elaborato programma informatico, e si avvale della capacità di apprendimento del cervello per formare i modelli attraverso i quali vengono fatte passare le informazioni percepite e le azioni manifestate. Il subconscio infatti funge da mediatore tra il conscio e l'inconscio, colloca i dati a seconda di ciò che ha appreso, e distorce ciò che non si adatta alle sue programmazioni, arrivando anche a rifiutarlo completamente. E' come una superficie con fori geometrici attraverso la quale le informazioni devono passare e devono farlo adattandosi alle forme prestabilite che vi sono presenti. E' qui che nasce il giudizio, la divisione illusoria di qualsiasi cosa, e per questo vengono separati il conscio e l'inconscio, che altrimenti sarebbero una cosa sola. Il subconscio è ciò che ci permette di sopravvivere: ci da gli elementi per scegliere, ragionare e agire, ci limita essendo esso limitato, e ci fa mentire se pensiamo che ci sia utile. In ipnosi si addormenta il subconscio in modo che agisca il minimo indispensabile per dialogare in modo sensato, ma che non interferisca alterando il vissuto rievocato, dato che non lo comprende e accetta completamente.

L'inconscio

Il cuore della psiche, la parte più intima, corrisponde all'inconscio: esso usa le zone del cervello che permettono di accedere alla memoria. L'inconscio è la parte centrale di un essere cosciente, contiene tutta la sua esperienza, e si esprime attraverso il conscio dopo essere stato filtrato dal subconscio. Essendo collegato all'inconscio collettivo scoperto da Jung, può esprimersi anche per archetipi usando il corpo fisico e quindi unendo alla comunicazione verbale, una paraverbale e una non verbale, inconsce e archetipiche. L'inconscio è irrazionale e non può mentire perché non è nella sua natura, e per questo è il più prezioso alleato per valutare un'informazione, che in ipnosi è oltretutto più facile ottenere. L'ipnosi, quindi, non è assolutamente uno stato di coscienza alterato, ma bensì è uno stato di coscienza ampliato, dove si può avere accesso direttamente all'inconscio, senza alcun filtro o barriera, dato che con questo procedimento è l'unico livello psichico tenuto sveglio e attivo al contrario degli altri, che vengono invece fortemente inibiti. Isolando e interrogando l'inconscio nel modo giusto è possibile sapere qualsiasi cosa del vissuto di una persona, compresi i ricordi bloccati nella memoria degli addotti, e senza possibilità di errore. Nei destrimani, l'inconscio è collegato all'emisfero destro del cervello, mentre il conscio è identificato con il sinistro; se si è mancini, questa disposizione di funzionalità è invertita. Ogni emisfero cerebrale controlla la parte opposta lateralmente del corpo, e dato che noi vogliamo evitare l'intervento dell'emisfero sinistro per dialogare direttamente con il destro, inizieremo la seduta di ipnosi ponendoci alla sinistra del soggetto.

Prima di iniziare

Dopo aver preso posizione, ci rilassiamo il più possibile, fisicamente e mentalmente, trasmettendo questo nostro rilassamento alla persona che abbiamo davanti. Cerchiamo di metterla a suo agio chiacchierando per qualche minuto di cose piacevoli o poco importanti, in modo che distragga la sua attenzione da ciò che stiamo per fare e per la quale potrebbe provare un'ansia che rappresenterebbe un ostacolo alla sua riuscita. Mentre parliamo, facciamo uso del ricalco per mettere la persona ulteriormente a suo agio, e continuiamo così finché i suoi feedback ci indicano che non c'è più tensione: a questo punto, siamo pronti per iniziare.

Il punto

Per iniziare a far raggiungere al soggetto uno stato di ipnosi, bisogna indurgli un sogno ad occhi aperti: volendo avvalerci anche dei movimenti del suo corpo durante l'ipnosi per ricevere ulteriori informazioni dal suo inconscio, abbiamo bisogno che il soggetto non dorma durante l'ipnosi, quindi inizieremo da uno stato di veglia ad occhi aperti per poi finire ad occhi chiusi ma senza dormire. In questa fase inizia la guida vera e propria, che in questo caso corrisponde alla suggestione ipnotica: suggerendo al soggetto ciò su cui porre la sua attenzione, si inibisce l'attività del suo conscio dato che prendiamo le decisioni al posto suo. Gli diciamo quindi di focalizzarsi su un punto davanti a sé, non importa quale, né se è reale o immaginato: da qui in poi, gli facciamo percepire questo punto con tutti i suoi sensi, a ruota. Glielo facciamo osservare, toccare con dita immaginarie, ascoltare, odorare, gustare; e poi ricominciamo più volte, ancorandolo a quel punto in ogni modo possibile, sempre più profondamente ed intensamente. Questo procedimento esclude l'attenzione del soggetto da ogni stimolo esterno, facendogli percepire solo quel punto ed ignorando tutto il resto, seppur sia ancora ad occhi aperti. Con queste operazioni in sequenza e a ripetizione, la sua attività mentale viene ridotta e completamente diretta al punto, addormentando il subconscio che non ha più bisogno di giudicare né di intervenire per proteggere, dato che la situazione non prevede azioni né pericoli. Il soggetto, grazie alla focalizzazione in sequenza su un solo elemento alla volta, entra molto facilmente nello stato di onde cerebrali theta, e quindi in rilassamento profondo e successivamente in ipnosi: per agevolare ciò, bisogna fare il giusto uso del livello paraverbale, usando un tono di voce regolare nel volume e nella velocità, che tendono a scendere man mano che si procede. Parlare in modo sempre più cantilenante agevola ulteriormente l'operazione. La mente del soggetto, così concentrata su tutti questi input sensoriali, va in crunch, cioè in sovraccarico, e passa il controllo all'inconscio, che è l'unico livello psichico rimasto attivo, e che ora ha anche maggior spazio. Contemporaneamente, il soggetto inizia a chiudere le palpebre, ma noi gliele teniamo aperte continuando a farlo stare attento alle sue percezioni del punto: quest'azione contrastante tra la sua tendenza a rilassarsi e la forzatura a non farlo rilassare, produce in esso ancora più stanchezza durante l'attesa, facendogli in seguito chiudere gli occhi in uno stato ancora più profondo. In questo modo, è il soggetto stesso che si avvia verso l'ipnosi, desiderandola inconsciamente; e così si oltrepassa anche l'eventuale ostacolo rappresentato da un'ultima resistenza del subconscio, che spingerebbe automaticamente a fare il contrario di ciò che viene suggerito dall'interlocutore, e cioè a cadere in ipnosi in risposta allo stimolo di restare ad occhi aperti.

L'ascensore

La persona ha ora gli occhi chiusi, è profondamente rilassata ed è pronta per entrare nella successiva fase ipnotica. E' completamente suggestionabile ed è il momento adatto per farle seguire un percorso che la porterà nello stato di ipnosi adatto al recupero completo del ricordo desiderato. Le si fa notare che ha chiuso gli occhi e che ora si trova davanti ad una scena ben precisa: una grotta con un'apertura su un bel paesaggio esterno, e all'interno un'ascensore in uno scavo nella roccia. Deve essere sempre premura dell'operatore il fornire una descrizione adatta, composta di tanti elementi sensoriali descritti con parole semplici, che spinga la persona ad entrare totalmente nella scena proposta grazie all'interazione con il suo corpo fisico immaginario, proprio come ha fatto poco prima con il punto: ogni cosa che si troverà attorno la dovrà osservare nei particolari, toccare, sentirne la temperatura, la ruvidità, il sapore, l'odore, il rumore, e così via. Ogni spunto per interagire sensorialmente con l'ambiente deve essere sfruttato dall'operatore per far ancorare completamente la persona a ciò che sta immaginando. Questa simulazione mentale non solo aumenta ulteriormente la profondità dello stato theta e quindi dell'ipnosi grazie a questa sorta di “sogno controllato” che è qualcosa di più completo di una semplice visualizzazione, ma porta anche la persona a “mettere a terra”, cioè a realizzare e fissare, la sua immaginazione, in modo che entri nell'ambiente creato man mano e che non aggiunga o alteri nulla in seguito, collegandosi solo a ciò che di reale esiste, come il ricordo che si vuole recuperare. La realtà virtuale del pensiero diventa quindi reale perché si trasforma in una percezione di qualcosa che già esiste e non in una nuova e mutevole produzione: la persona ora vive interattivamente un film da attore con un copione già scritto. Le si fa osservare il paesaggio esterno, l'interno della grotta, una scalinata o comunque un passaggio che conduce verso il basso ma troppo lungo ed impraticabile per giungere a destinazione, ed infine l'ascensore nella roccia a sinistra, che viene presentato come il mezzo migliore per scendere giù, in fondo, dove bisogna arrivare per poter proseguire. L'ascensore va descritto in modo piacevole e confortevole: grande, ben illuminato, con un gradevole odore, fatto di un materiale solido e bello alla vista, ad una temperatura adatta, con particolari da osservare, un'atmosfera piacevole, uno schermo per mostrare il piano in cui è presente l'ascensore, e una poltroncina bella e comoda su cui sedersi e rilassarsi. A seconda che la persona sia più visiva, auditiva o cinestesica, l'operatore deve adattare ogni descrizione inserendo gli stimoli sensoriali più congeniali ad essa, lasciando maggior spazio a questi ma proponendole anche tutti gli altri seppur in misura minore. Si fa quindi entrare la persona nell'ascensore, la si rassicura sull'efficienza e la sicurezza tecnologica, e la si mette a suo agio nel massimo comfort per farla rilassare ulteriormente. Per indurre un maggior rilassamento bisogna mimare, su tutti e tre i livelli della comunicazione, l'apprezzamento, la comodità, lo stupore e la reazione ad ogni situazione, come se fosse l'operatore ad esserne protagonista: questo indurrà ancor più nella persona la sensazione desiderata. Una volta seduta sulla poltroncina, la si fa interagire sensorialmente con la cabina dell'ascensore, e poi le si suggerisce di osservare il display che mostra il piano attuale perché le si dirà di farlo spesso successivamente, e si chiudono le porte scorrevoli. Quest'ultima azione, come poi tutti gli avvenimenti importanti nel corso della suggestione ipnotica, viene sottolineata sia con un conteggio che con un leggero rumore prodotto dalla bocca, che può essere un sibilo o uno schiocco, o simili: questo rumore induce ulteriormente nella simulazione mentale la conferma, la consistenza e la tempistica di ciò che sta succedendo. Il conteggio che precede questo suono serve a preparare ulteriormente un passaggio chiave del percorso: va eseguito dal numero “uno” al numero “tre” o maggiore se necessario, mai troppo lentamente e sempre in modo regolare e deciso, per evitare scappatoie da parte del conscio del soggetto. Il rumore con la bocca va prodotto subito dopo l'ultimo numero, che viene pronunciato con maggiore enfasi rispetto ai precedenti. Questo suono ha anche un'altra utilità: usandolo ogni volta che c'è una svolta nella suggestione ipnotica, si ancora nella persona un comando inconscio di proseguimento, che potrà essere utilizzato durante il successivo recupero dei ricordi nelle situazioni in cui si vuol dare un input di avanzamento immediato, riproducendo semplicemente quel rumore senza necessità di usare il conteggio. A questo punto, dopo aver chiuso le porte al termine del conteggio e del suono, si avvisa la persona che l'ascensore sta iniziando lentamente a scendere.

La discesa


La parte centrale della procedura di ipnosi profonda è costituita da un viaggio immaginario verso il basso, e a questo punto il soggetto deve essere già in fase di rilassamento avanzato, perché gli stimoli immaginativi durante la discesa con l'ascensore in certi momenti sono intensi e in rapida sequenza, e senza lo stato di rilassamento adeguato possono mettere il soggetto in allarme o in agitazione facendolo quindi uscire dallo stato di ipnosi non ancora completo. Prima di proseguire con i particolari è però necessario capire perché usiamo questa procedura e non un'altra qualsiasi. A livello archetipico, ricordando sia il modello oculare VAK della PNL che la croce degli spazi di Max Pulver, grafologo svizzero, la direzione verso il basso corrisponde al fisico, alle sensazioni fisiche, ai ricordi del vissuto fisico: lo sguardo e la gestualità vanno verso il basso quando facciamo riferimento al corpo e all'inconscio, dove l'uno è il veicolo perfetto dell'altro proprio perché, non essendo cosciente, non può ostacolarne l'espressione, come invece fa la mente. Guardiamo o gesticoliamo verso l'alto, invece, quando vogliamo cercare qualcosa di immateriale, di elevato, di mentale, di spirituale, di intenso, di attivo; quindi, facciamo immaginare al soggetto di viaggiare verso il basso, proprio per raggiungere un punto di calma, di tranquillità, di rilassamento, di poca attività. Ed è proprio questa tendenza alla passività raggiungibile andando verso il basso, cioè verso l'interno, che ci fa ulteriormente capire perché scendiamo invece di salire: quando vogliamo manifestare qualcosa nella nostra vita, usiamo tecniche di visualizzazione creativa che ci fanno immaginare di andare verso l'alto, cioè verso l'esterno, per riprendere il controllo del nostro potere, formulare la nostra volontà, ed esprimerla dall'alto. Entrambi i metodi sono forme di ipnosi, per via del raggiungimento dello stato theta dato dalla focalizzazione in sequenza sui vari elementi della salita o della discesa. Salendo psicologicamente in alto otteniamo un tale controllo su tutto che ci permette di modificare ciò che percepiamo, mentre scendendo verso il basso perdiamo questo controllo e ci limitiamo istintivamente a percepire in modo passivo dentro di noi senza alterare alcunché. Ecco perché l'ipnosi funziona ed è affidabile: il soggetto viene naturalmente inibito nella sua capacità di alterazione del vissuto rievocato, ma resta contemporaneamente sveglio, non solo nell'inconscio come nell'ipnosi classica, ma anche nel corpo, per restare ulteriormente collegato al ricordo o alla simulazione mentale grazie alle sensazioni somatizzate, e comunicare la sua situazione all'operatore in modo molto più efficace perché via del canale non verbale attivo. Sempre per un motivo archetipico, l'ascensore viene posto inizialmente nella parte sinistra della grotta, perché qualcosa che sta a sinistra nella visuale è qualcosa che si proietta verso il passato, e questo tipo di induzione ipnotica che facciamo è volto al recupero dei ricordi. La discesa verso il punto più basso da raggiungere viene descritta dall'operatore con gran dovizia di particolari per ogni canale sensoriale, viene fatta porre spesso l'attenzione allo schermo che fa scorrere i numeri dei piani, e la velocità dell'ascensore viene gradualmente incrementata grazie ad avvenimenti come lo stacco dei cavi con l'apertura di un paracadute di sostegno, e successivamente lo stacco anche del paracadute, il tutto annunciato ogni volta con il solito conteggio seguito dal rumore prodotto con la bocca, e descritto come sicuro e confortevole per far aumentare vertiginosamente la velocità dell'ascensore senza causare alcun disagio. Il display lampeggia e cambia numero sempre più velocemente fino a non essere più utile per via dell'alta velocità, il rumore è sempre crescente ma mai eccessivo fino a sparire nella velocità massima, la pressione contro la poltrona è sempre minore fino all'assenza di gravità durante l'altissima velocità, e l'ascensore tende ad assomigliare sempre più ad un proiettile di luce che scende giù in un tunnel buio sempre più velocemente, verso un punto che il soggetto deve pensare essere il centro della Terra, dell'Universo, del Tempo, dello Spazio, dell'Energia, della Coscienza, di Tutto. Man mano che prosegue la discesa, ci si basa sul feedback non verbale del soggetto per capire quando aumentare la velocità dell'ascensore e che input sensoriali dare rispetto ad altri per aumentare la tranquillità e il rilassamento, che devono essere sempre in costante aumento fino alla fine del viaggio, in un graduale abbandono verso un completo stato di ipnosi. Più aumenta la velocità di discesa e più bisogna adattare la voce alla situazione, quindi aumentando anche la velocità della voce, stando attenti a non aumentare eccessivamente il volume che metterebbe in allarme il subconscio assopito, ed usando termini semplici che possano essere capiti in questa parte più frenetica della suggestione ipnotica dove tante parole e stimoli immaginativi si susseguono velocemente. Arrivati al momento più intenso di questa fase, bisogna di nuovo agire a livello paraverbale diminuendo il tono, il volume e la velocità della voce, e parlare in modo sempre più cantilenante, così da far raggiungere al soggetto un rilassamento estremamente profondo proprio durante la massima velocità di discesa, che quindi non si sente più come prima perché è così elevata da dare un'idea di totalità e quindi di assenza. A questo punto, dopo aver portato il soggetto in tale stato, lo avvisiamo dell'imminente rallentamento dell'ascensore con un conteggio più lungo e lento del solito, annunciando sempre all'inizio quale sarà il numero finale e che solo quando lo si pronuncerà l'ascensore si sarà fermato del tutto e le porte si saranno aperte; all'interno di tale conteggio, inoltre, descriviamo al soggetto tra un numero e l'altro la diminuzione graduale della velocità e il ripristino delle condizioni fisiche normali. L'ascensore sta rallentando dolcemente e gentilmente, si sentono di nuovo i suoni, in questo caso quelli lievi dei freni, ritorna lentamente la gravità e così si ritrova seduto morbidamente sul sedile, l'ascensore sta per fermarsi e il rilassamento sta per arrivare ad un livello mai raggiunto prima. Al termine del conteggio si produce il solito suono, si annuncia l'arrivo e l'apertura delle porte scorrevoli, e si fa uscire il soggetto dall'ascensore.

La stanza

Il soggetto ora si trova in una stanza, della quale non gli diamo molti particolari per evitare di fargli costruire un ambiente diverso da quello che si sta già immaginando: l'unica cosa importante è che questo luogo sia piacevole ed accogliente, quasi familiare. L'attenzione del soggetto va quindi subito posta solo su un grande divano al centro, così bello, morbido e comodo, che dopo essercisi seduto sopra ed averlo piacevolmente sentito sotto il suo corpo, vi si sdrai anche, abbandonandosi completamente. Proprio come può essere fatto in precedenza con il grande paracaduto bianco che si è aperto sull'ascensore, possiamo far rilassare ulteriormente il soggetto facendolo respirare assieme al divano, il quale si gonfia e si sgonfia attorno ai suoi polmoni, il tutto mentre quasi vi sprofonda.

Lo schermo

Qui inizia la fase di transizione dal rilassamento profondo al recupero dei ricordi: al soggetto sdraiato facciamo notare un grande schermo piatto presente sul soffitto, con un puntino luminoso al centro che sta ad indicare la presenza della corrente elettrica, e gli facciamo osservare questo punto come abbiamo fatto all'inizio della procedura ipnotica, richiamando quindi l'àncora di rilassamento e focalizzazione precedentemente creata in modo automatico. Possiamo quindi ulteriormente suggestionarlo a rilassarsi man mano che osserva il punto, per poi suggerirgli di iniziare a cercare “l'immagine di quella volta che...”, stabilita consciamente in precedenza con lui, oppure semplicemente “l'immagine dell'ultima volta che sono venuti a prenderti”, presente nell'inconscio, nel caso in cui il soggetto non abbia nella memoria cosciente un fotogramma preciso ma ci sia comunque la certezza che sia stato vittima di abduction. Si avvia quindi il solito conteggio, al termine del quale apparirà sullo schermo l'immagine iniziale del ricordo, che prima non si è fatta apparire secondo lo stesso motivo per cui inizialmente non si fanno chiudere gli occhi ma li si fa tenere aperti ancora un po'. Bisogna specificare che l'immagine apparirà come una cartolina, una fotografia, ferma nel tempo, nitida e grande, in modo che la si possa osservare bene: da questo momento, il soggetto è agganciato al suo ricordo, e non è più suggestionabile riguardo al suo contenuto.

La tecnica delle àncore

Per far entrare il soggetto nel fotogramma che sta osservando, gli poniamo svariate domande sul suo contenuto, anche apparentemente insignificanti, che però servono a collegare i suoi canali sensoriali: la temperatura, la consistenza e la superficie di qualcosa che ha addosso o vicino, i colori, le forme, gli odori, e tutto ciò che può venire in mente dalla descrizione della scena. Da ora bisogna usare spesso il ricalco, al fine di tenere il soggetto nello stato di rapport necessario e anche nel suo ricordo, ponendo la sua attenzione a ciò che percepisce e fornendogli continue conferme. Solo quando è stato tutto descritto alla perfezione e quindi il soggetto è completamente ancorato alla situazione che sta rivivendo, si avvia un altro conteggio per far muovere tutto, come se si avviasse un video messo in pausa. Ecco che il tempo parte e lui inizia a descrivere tutto quello che gli accade intorno.

E ora che succede?

Per condurre l'ipnosi di recupero ricordi nel modo migliore, occorre fare le giuste domande: se da un lato questo è possibile solo con una conoscenza approfondita di tutte le meccaniche possibili delle abduction, dall'altro bisogna scegliere oculatamente le parole. E' infatti importante usare il più possibile i termini che il soggetto stesso usa per descrivere ciò che percepisce, riducendo al minimo le nostre frasi che contengono elementi da lui non percepiti. Il ricalco deve quindi avvenire non solo a livello paraverbale, ma anche a livello verbale, cioè del contenuto, nel modo giusto e quindi non invasivo, facendo le dovute pause in modo da dare al soggetto il tempo di osservare le scene e di formulare le descrizioni. Domande specifiche con dettagli che il soggetto non ha ancora osservato vanno fatte solo quando si pensa che possano chiarire una situazione che appare insolita: è infatti importante, in certi casi, fargli osservare nei particolari chi o cosa si sta trovando davanti, così da poter capire la scena e ricondurla ad un tipo specifico di operazione o avvenimento. Dare le conferme necessarie con il ricalco e fare le domande adatte può far proseguire facilmente la rivivificazione ipnotica del ricordo, evitando di confondere il soggetto o di farlo interrompere. Nel caso in cui non si sappia cosa chiedere o non si voglia chiedere nulla in particolare, si può sempre ricorrere alla domanda neutra “e ora che succede?”, che assicura l'avanzamento del ricordo senza alcuna possibilità di suggestione, che è comunque già impossibile in questa fase, tant'è vero che basta provarci per ricevere risposte negative.

Aggirare i blocchi

Può capitare che il ricordo rivissuto si blocchi improvvisamente, con il soggetto che non riesce a vedere niente o ad andare avanti in alcun modo. Questo tipo di situazioni si verifica nei casi di abduction a seguito di tentate inibizioni della memoria, ed aggirarle è molto semplice: basta porre la visuale in un punto esterno al corpo fisico, ad esempio in alto, sopra di esso, e il ricordo si sblocca automaticamente. Questa suggestione, ovvero quella sulle modalità di percezione, è l'unica rimasta possibile: si può sempre far osservare o sentire qualcosa, purché questa faccia parte del vissuto del soggetto. In questo caso, spostando la visuale come se si vedesse il tutto da un'altra angolazione, è possibile andare avanti proprio perché ciò che viene così ricostruito in realtà è stato già vissuto. Suggerendo al soggetto di vedere la scena dall'alto come se si spostasse su un'altra telecamera, otteniamo la descrizione della scena in terza persona, avanzando fino al punto in cui è possibile rimettere la visuale al suo posto.



Ridurre la tensione

A volte si verificano situazioni in cui il soggetto rivive momenti particolarmente intensi a livello di emozioni e sensazioni, che possono far perdere il controllo dell'ipnosi all'operatore nel caso si faccia prendere dal panico esattamente come chi ha di fronte. Per evitare ciò, oltre ad essere sempre sicuri di agire con un certo distacco e di non essere vittime del ricalco e della guida che tendono ad attivare una naturale empatia al contrario, si deve restare sempre calmi, ed accentuare particolarmente questa calma nel tono della voce, in modo da trasmetterla al soggetto che così trova conforto nell'operatore con cui è in rapport. Quando un ricordo è particolarmente spiacevole e le reazioni del soggetto si prospettano eccessive, gli si potrà suggerire di continuare e vedere la scena in bianco e nero, come attraverso un vecchia televisione: annullando il colore, che corrisponde archetipicamente all'emozione, immediatamente si allenta la tensione e la seduta di ipnosi può continuare tranquillamente. Il colore può essere nuovamente inserito quando la situazione si è calmata, specialmente se è necessario tenere il soggetto ancorato al ricordo con le solite domande, oppure ottenere informazioni di diverso tipo, magari per riconoscere luoghi, oggetti o esseri viventi.



Concludere l'ipnosi

Arrivati alla fine dell'abduction, che solitamente si verifica in un luogo corrispondente al suo inizio, si può sottolineare al soggetto la fine della scena e il conseguente stop del video sull'ultimo fotogramma, che sta guardando nello schermo sul soffitto mentre è disteso sul divano al centro della stanza. Da qui si procede con il solito conteggio, questa volta da “uno” a “dieci”, durante il quale si riporta gradatamente il soggetto alla realtà fisica in cui si trova, e gli si dice di svegliarsi rilassato e con piena memoria di quanto accaduto.

Conseguenze

Recuperare i ricordi di una o più abduction serve a completare ulteriormente la presa di coscienza personale di chi subisce il problema delle interferenze aliene. A seguito di queste sedute di ipnosi, gli addotti iniziano a sbloccare automaticamente i ricordi seppelliti nel tempo, oppure a sognarli, o addirittura ad essere parzialmente coscienti durante i successivi tentativi di abduction. La fase successiva a questa è quella di inibizione delle abduction e di liberazione dalle interferenze aliene, e saranno gli addotti stessi a manifestare la volontà di arrivarci, ognuno con il proprio tempo. Questa fase richiede più informazioni e più esperienza, e verrà spiegata in seguito in questo ciclo di articoli. Per il momento, per chi sta imparando su queste pagine, durante l'ipnosi si consiglia la pratica del solo recupero ricordi, senza intervenire sugli addotti con improvvisazioni e “fai-da-te”, concludendo quindi le sedute senza iniziare operazioni che non si è in grado di portare a termine, cosa che può indurre situazioni transitorie spiacevoli dalle quali è difficile uscire senza aiuto.

Gli ostacoli iniziali

Se da un lato abbiamo i soggetti schizofrenici che non possono essere ipnotizzati, dall'altro c'è anche una piccola percentuale di persone che può e vuole entrare in uno stato ipnotico, ma che ha difficoltà a farlo per via del nervosismo, della distrazione facile e del costante controllo sulla realtà, cose che inibiscono fortemente il rilassamento e l'attenzione agli elementi su cui focalizzarsi. In questi casi basta lavorare con il soggetto che ha questi problemi, rassicurandolo e facendogli eseguire esercizi volti a farlo rilassare e ad abbandonarsi a ciò che gli viene detto, fidandosi dell'ipnosi e lasciandosi andare alle simulazioni mentali proposte. La paura principale di queste persone è quella di non entrare in ipnosi, oppure di essere distratte da qualcosa: in quest'ordine di idee, però, non si raggiunge mai uno stato cerebrale theta, restando continuamente tra la fase alpha e quella beta, ovvero di rilassamento leggero misto ad una costante attività mentale. Quando il soggetto in parte segue la voce dell'operatore e in parte i suoi pensieri o i suoi allarmi, genera figure d'interferenza e non riesce più a seguire. Generalmente si capisce dai feedback fisici quando la procedura ipnotica non sta funzionando, e in questi casi conviene insistere ma più tranquillamente, oppure rimandare la seduta ad un incontro successivo dopo che il soggetto avrà eseguito i “compiti a casa” volti a prepararlo all'ipnosi.

Adattamento e creatività

L'ipnosi non va eseguita come si reciterebbe un copione, ma servono variazioni e improvvisazioni per adattarsi ad ogni tipo di persona e rendere la procedura coinvolgente ed efficace. Il punto da osservare inizialmente può essere scelto insieme, così da dare indicazioni migliori; i vari rumori d'accompagnamento possono essere fatti con la bocca e le mani in tantissimi modi; il conteggio per la frenata dell'ascensore può arrivare fino a “sei”, così da poter dire “seeeiii... feeermooo” abbinando le due parole; etc. In breve, servono intuizione e creatività, come se l'ipnosi fosse un'arte.

Considerazioni sulla tecnica

E' bene evitare di suggerire troppo spesso i colori di ciò che il soggetto vede nella fase di simulazione mentale, tranne quando ovvio o necessario, perché altrimenti si rischia di contrastare la sua immaginazione cromatica, che è immediata ed arriva prima della parola: inventando colori diversi da quelli che sono già stati automaticamente visti prima che noi li potessimo pronunciare, andiamo a creare le solite figure di interferenza, distraendo il soggetto dalla procedura ipnotica in quanto lo si porta in una fase in cui mentalmente compie operazioni di valutazione e scelta. In ipnosi, infatti, il soggetto viene cerebralmente lateralizzato, ovvero lo si porta ad osservare la realtà, in questo caso spostandosi anche nel tempo, solo con il lobo destro del cervello. Nella prima fase, quella del punto, facciamo lavorare quello sinistro, mentre nella seconda, quella dell'ascensore, li facciamo lavorare entrambi, con l'emisfero sinistro che lascia il posto al destro man mano che scendiamo in profondità e gli stimoli immaginativi diminuiscono in favore di quelli percettivi. La stanza in fondo, infatti, verrà automaticamente creata con molti meno particolari rispetto alla grotta, così come la parte iniziale della discesa sarà più ricca di input rispetto a quella finale, dove in un momento le sensazioni sembrano sparire in uno stato di rilassamento così profondo che per qualcuno, invece che una trance, rappresenta una vera e propria “estasi mentale”, dove c'è poca attività e molta piacevolezza. La tecnica dell'ascensore porta a questo livello di ipnosi perché è il miglioramento della classica tecnica delle scale, dove i gradini che corrispondono al conto alla rovescia per lo stato ipnotico sono stati sostituiti dal display con i numeri a led e dalle sensazioni di rilassamento che aumentano costantemente grazie alla percezione della discesa costante. Ed è proprio questo percorso che permette di raggiungere il più profondo stato theta che si possa ottenere senza dormire: i passaggi fra le tappe, rappresentate dai gradini o dai numeri, o comunque dalla percezione della continuazione del viaggio, servono proprio a confermare l'aumento di quelle passate e quindi la diminuzione di quelle ancora da raggiungere, e questa differenza fa scattare l'effetto placebo che suggestiona il soggetto e gli fa raggiungere lo stato di ipnosi, o di auto-ipnosi, dato che questo è il funzionamento di ogni tecnica simile, comprese quelle che prevedono un viaggio verso l'alto, dove è sempre presente, se sono ben fatte, l'osservazione costante dei piani che si attraversano e quindi la consapevolezza dell'avvicinarsi del punto in cui si vuole arrivare.

Sicurezza

L'ipnosi, eseguita in questo modo, non può causare nessun tipo di effetto collaterale. La cosa peggiore che può succedere è che l'operatore non ci riesca o che il soggetto esca spontaneamente dall'ipnosi, cosa che non si risolve comunque in un nulla di fatto, dato che sarà sempre stata un'esperienza, e quindi un passo in avanti, per entrambi. Scene ipnotiche dalle tragiche conseguenze come quelle del film “Il Quarto Tipo” sono assolutamente frutto della finzione cinematografica, che come ben sappiamo non mostra neanche lontanamente il reale funzionamento e svolgimento dell'ipnosi di recupero ricordi.

A chi posso rivolgermi?

Non potete praticare l'ipnosi sugli addotti se siete voi stessi addotti o parassitati, o in costante e vicino contatto con chi è in uno di questi due problemi e non riesce a risolverlo con il vostro aiuto. Se volete sottoporvi ad una seduta di ipnosi o ricevere consigli pratici sulla sua esecuzione, in totale sicurezza e competenza, vi potete rivolgere a Corrado Malanga attraverso il sito www.ufomachine.org, l'unico suo sito ufficiale di riferimento, e riceverete risposta o istruzioni per contattare il suo collaboratore geograficamente più vicino a voi.



Questo è il mio terzo articolo pubblicato in 3 parti su X-Times numeri 15, 16 e 17 di dicembre 2009, gennaio 2010 e febbraio 2010.
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mercoledì 9 giugno 2010

Intervista a Luciano Scognamiglio

Intervista a Luciano Scognamiglio
di Where The Odd Things Are
27 aprile 2010


D) Cosa sono gli UFO?

R) “UFO” è l'acronimo di “Unidentified Flying Object”, ovvero “Oggetti Volanti Non Identificati”, a volte sostituito dalla sigla “OVNI” in Italia, Francia e Spagna. Rientra in questa categoria ogni avvistamento, nello spazio aereo, di oggetti in volo o in sospensione dei quali non si riesca ad identificare la natura e la provenienza. Contrariamente alla credenza comune, UFO non significa necessariamente “alieno”: a volte, infatti, questi oggetti vengono successivamente identificati come terrestri; altre volte, si rivelano essere delle bufale; infine, nella maggior parte dei casi, a questi avvistamenti manca un spiegazione accettata dall'opinione comune e dalla cosiddetta “scienza ufficiale”. Per nostra esperienza, gli UFO sono mezzi di trasporto di varie forme che sono visibili per lo più solo parzialmente e solo in determinate circostanze, ed hanno interessanti proprietà fisiche di spostamento e di occultamento, derivanti da tecnologie di matrice sicuramente non terrestre.



D) Domanda scontata: gli alieni esistono o no? Sono buoni o sono cattivi?

R) Decine di anni di studio del fenomeno delle interferenze aliene ci portano a rispondere affermativamente a questa domanda. Sì, gli alieni esistono, ed interferiscono pesantemente con una parte della popolazione terrestre, con metodi e scopi ben precisi, da tempi molti antichi. Li abbiamo sempre identificati nella storia come dèi, angeli e demoni, e se da un lato li abbiamo venerati e pregati, dall'altro li abbiamo temuti e rifiutati. Un'attenta osservazione del comportamento di questi alieni ci porta a non etichettarli come “cattivi”, né tanto meno come “buoni”, ma a definirli semplicemente... alieni. Sono esseri fisicamente, energeticamente e psichicamente molto diversi da noi, agiscono per ottenere determinati risultati e noi facciamo parte del loro piano, non si fanno scrupoli a fare ciò in quanto ci considerano di loro proprietà, e non sembrano essere minimamente coscienti né della nostra essenza e del nostro potere, né della morale delle loro azioni. Semplicemente agiscono per loro tornaconto senza curarsi del diritto alla libertà altrui, proprio come fanno tanti esseri umani su questo pianeta con i loro simili e con gli animali. Ne abbiamo preso atto dall'evidenza dei fatti, ed abbiamo deciso di agire per il nostro bene senza occuparci di giudicare questi esseri.



D) Come si è avvicinato al mondo degli UFO e dei fenomeni paranormali (se è corretto chiamarli così)?

R) Sin da piccolo sentivo che c'era qualcosa di più oltre a ciò che percepivo con i miei cinque sensi. Avevo la netta impressione che esistesse qualcosa alla base di quello che potevo sperimentare quotidianamente. Crescendo, documentandomi e facendo esperienze, scoprii le energie sottili e la Coscienza. Studi, scoperte, applicazioni e divulgazioni che considero tutt'altro che paranormali, al più parapsicologiche, e che mi hanno portato inaspettatamente a riavvicinarmi al tema delle interferenze aliene, dopo tanti anni che l'avevo conosciuto per la prima volta. Considero superficiale lo studio degli UFO, sono stato ufologo per 30 secondi e poi sono andato oltre, constatando con dispiacere l'elevato numero di quanti ancora oggi basano la loro ricerca su fotografare e filmare questi oggetti, oppure sull'analizzare e divulgare questo materiale. Quand'ero piccolo e vidi il mio primo documentario sugli UFO, capii e sentii senza tanta difficoltà che doveva essere per forza tutto vero, c'erano le prove e il mio buon senso le confermava: espressi quindi l'intenzione di fare l'ufologo da grande, e già mi vedevo a fare foto, video, a catalogare, analizzare, diffondere, presentare, confrontare, raccogliere prove inoppugnabili, etc. Questo mio entusiasmo durò non più di 30 secondi, al termine dei quali compresi che sarebbe stato un lavoro inutile, sterile, in quanto già in tanti lo fanno e senza alcun progresso pratico, mentre invece poteva essere decisamente più interessante capire ed analizzare chi c'era dentro quegli UFO... chi li pilotava! Abbandonai quindi definitivamente l'idea di fare l'ufologo, e da gennaio 2008 per circa 12 mesi non feci altro che divorare la quantità immensa di materiale rilasciato gratuitamente in rete da Corrado Malanga, il quale mi confermava con le sue scoperte tantissime mie idee e risultati in merito a particolari fenomeni riguardanti l'universo e l'essere umano. Dopo questo periodo di “studio matto e disperatissimo”, come direbbe Giacomo Leopardi, decisi di rendermi utile anche in questo campo, avendo già esperienza di lavoro con le persone mediante l'uso di tecniche di miglioramento personale, e pur non smettendo comunque di continuare ad informarmi ed a tenermi aggiornato su ogni dato possibile che derivasse da questo studio sulle abduction.



D) In cosa consiste esattamente il suo lavoro, la sua attività?

R) Prendendo in esame solo il campo delle interferenze aliene, collaboro ufficialmente con Corrado Malanga per diffondere le più avanzate scoperte nel settore dal vivo e via internet, ricevere coloro che pensano di subire il fenomeno delle interferenze aliene, esaminare il loro Test di Auto-Valutazione (il TAV scaricabile da http://www.ufomachine.org) compilato, fornire assistenza e supporto a queste persone, ed applicare tecniche per sbloccare i ricordi “sigillati” delle loro abduction e successivamente risolvere il problema aiutandoli a liberarsi da questi fenomeni.



D) Oggi più che mai si sente parlare di Abduction: cosa sono?

R) “Abduction” è un termine inglese che in italiano significa “rapimento”, e viene da noi solitamente inteso nella sua accezione di “alien abduction”, ovvero “rapimento alieno”. Da qui, le persone rapite prendono quindi il nome di “abdotti” nella nostra lingua, ormai quasi del tutto sostituito dal più diffuso “addotti”. Questi sono coloro che hanno frammenti di memoria in cui esseri non umani invadono la loro proprietà, o comunque il loro spazio personale, e li portano via in luoghi del tutto estranei nei quali li usano per i più disparati scopi, riportandoli poi da dove li hanno prelevati e facendo in modo che nulla venga ricordato. Queste persone hanno tutte gli stessi frammenti di ricordi, con gli stessi esseri e gli stessi luoghi, e presentano le stesse cicatrici, sia sul fisico che nella psiche. Il problema delle abduction non è fantascienza, è reale e molto diffuso, e bisogna assolutamente fare qualcosa per tirarsene fuori e per capire cosa fare per migliorare la conoscenza di noi stessi e la nostra condizione umana, specialmente in merito all'esistenza di questi esseri che ci trattano come oggetti di loro proprietà.



D) Che metodi usate per "indagare" su questo fenomeno?

R) Ci avvaliamo di tecniche messe a punto ad hoc partendo dalla Programmazione Neuro-Linguistica (PNL), dalla simulazione mentale e dall'ipnosi. Queste tecniche sono le stesse che inoltre usiamo per risolvere il problema. Va ricordato che gli addotti non sono malati, ma sono vittime, e come tali vanno aiutate a liberarsi di ciò che le schiavizza e le sfrutta dalla nascita fino alla morte, proseguendo inesorabilmente per discendenza genetica. Queste tecniche si avvalgono anche delle conoscenze e delle esperienze riguardo il modello di “universo olografico” di David Bohm, il “cervello olonomico” di Karl Pribram, e i concetti di “Anima” e di “inconscio collettivo” di Carl Gustav Jung. Per dirla con il linguaggio della PNL, grazie al nostro essere coscienti, possiamo cambiare non solo la nostra “mappa” del “territorio”, ma anche il territorio stesso! Come dimostrano infatti le ormai migliaia di applicazioni di tali tecniche, siamo in grado sia di leggere le informazioni a noi necessarie presenti nella nostra psiche e anche nell'universo, sia di agire in tali territori modificando a nostro piacimento ciò che non ci va bene. Questo, finora, è l'unico modo che ha funzionato per risolvere le situazioni di abduction, e non solo.



D) Spesso si parla di lastre o referti clinici: come mai i medici che li effettuano e notano delle anormalità non si pongono domande?

R) Basta dare un'occhiata all'ambiente universitario, lobotomizzato dalla cosiddetta “scienza ufficiale”, per rendersi conto di come sia paradossalmente normale che le persone siano istruite ad ignorare ciò che non conoscono invece che prenderne atto e provare a capirlo. A questo proposito vorrei fare una distinzione fondamentale: tutto ciò che appartiene a questa categoria io lo considero “scientismo”, mentre tutto il resto, quel po' che ne rimane ma che vale tutto il nome, lo considero Scienza con la S maiuscola. Ovvero, il mondo è pieno di scientisti, ma di scienziati veri ce ne sono pochissimi. Tra esami ed autopsie, sappiamo per certo, grazie a molte confidenze, che negli ospedali e nelle università molte persone si sono accorte di elementi estranei nei corpi delle persone, oggetti dalle stesse apparenze e posizionati sempre negli stessi posti. Questi oggetti, estratti ed analizzati da alcune università americane, hanno rivelato di essere composti di materiale con percentuale isotopica diversa da quella terrestre, ovvero che il rapporto fra il numero di atomi di un isotopo di un elemento e il numero totale di atomi dell'elemento stesso non è quello presente in ogni materiale presente sulla Terra. L'abbondanza isotopica infatti non è la stessa in tutte le zone dell'universo, e quando un elemento analizzato con la spettrometria di massa a struttura fine mostra un valore diverso dall'abbondanza naturale terrestre, allora sicuramente proviene dallo spazio o comunque da un qualsiasi altro luogo dell'universo. E dato che questi oggetti sono tutt'altro che frammenti di meteoriti misteriosamente materializzatisi all'interno dei corpi umani sempre negli stessi punti, è ovvio che ci troviamo di fronte ad impianti alieni, che abbiamo scoperto avere precise funzioni ed essere inseriti in determinati momenti da specifici esseri alieni, scenario che si ripete in ogni addotto, e che puntualmente provato dall'ipnosi e dagli esami clinici su questi soggetti. Coloro che si trovano di fronte a questi oggetti svolgendo il loro lavoro, sono stati educati ad ignorarli o scelgono di farlo di loro spontanea volontà per evitare la sfortunata sorte dei loro colleghi che hanno parlato in ambito accademico e medico di questo argomento evidentemente tabù. A noi ormai interessa solo che siano gli addotti stessi a farsi delle domande, ed eventualmente i ricercatori in grado di aiutarli.



D. Abbiamo letto che effettuate sedute di ipnosi: non è un metodo un po' troppo "interpretativo"? Usate anche altri metodi?

R. I metodi che utilizziamo sono grosso modo quelli che ho accennato prima: ad alcuni di essi non è stato dato alcun nome, mentre altri sono stati chiamati “tecnica delle àncore” riguardo il recupero dei ricordi, e “SIMBAD” riguardo la risoluzione autonoma dei problemi di abduction e non solo, dove l'acronimo sta per “Self Induced Method for Blocking Abductions Definitively”. Queste due tecniche possono essere decisamente potenziate se eseguite da un operatore che mette il soggetto in uno stato di ipnosi, la quale viene effettuata assolutamente non con metodi lampo in quanto rischiosi in questo campo, ma con metodi derivanti dal lavoro di Milton Erickson, padre dell'ipnosi moderna, e di Richard Bandler e John Grinder, fondatori della PNL. Il metodo non è interpretativo in quanto chi esegue l'ipnosi non mette mai in bocca al soggetto alcuna parola, anzi provando ad influenzarlo otterrà risposte negative, in quanto nell'ipnosi così effettuata non c'è possibilità alcuna di alterazione dei ricordi, che in realtà sono informazioni lette dalla griglia dell'ologramma universale, in accordo anche con la recente Super Spin Theory (SST) che è riuscita a spiegare in un elegante modello matematico tutti i fenomeni normali e paranormali prendendo in esame il tempo, lo spazio, l'energia e la Coscienza. L'unico momento nel quale è possibile cambiare la situazione, ma di proposito ed in modo controllato, è quando si passa ad agire sulla componente animica del soggetto, mediante la Programmazione Neuro-Linguistica dell'Anima (PNLA), che è il momento cruciale per la risoluzione dei casi di abduction ma anche di qualsiasi altro tipo di problema. I risultati ottenuti in migliaia di sedute di ipnosi ed autoipnosi sugli addotti italiani mostrano sempre gli stessi risultati, che quindi rendono l'ipnosi stessa e il fenomeno delle abduction qualcosa di oggettivo e non di soggettivo, qualcosa di “riproducibile in laboratorio” in un certo senso, dato che passa i criteri della vera Scienza, ovvero: verificabilità, riproducibilità, falsificabilità.



D. Avete mai avuto a che fare con persone che si fingevano "addotte"? Come riuscite a distinguere una persona realmente addotta da una che finge di esserlo?

R. Sì, esiste questo genere di persone e ci si ha regolarmente a che fare. Ci sono sia quelli che, per via di altri problemi, cercano una soluzione nello sperare di essere addotti, e poi quelli che si avvicinano a quest'ambiente con il solo scopo di prendere in giro e screditare. In entrambi i casi, scopriamo i falsi addotti grazie al TAV e all'analisi non verbale o grafologica effettuata rispettivamente durante il dialogo dal vivo o a distanza. Mancano inoltre i segni fisici caratteristici e i comportamenti che contraddistinguono i veri addotti da tutte le altre persone.



D. Come mai, nonostante molte persone sostengano che ci siano tantissime testimonianze, nessuna delle prove che si portano viene considerata valida? O molto spesso filmati ritenuti veritieri si dimostrano fasulli?

R. Le prove ci sono, ma la maggior parte delle persone sceglie di credere in ciò che gli fa comodo e che non minaccia il proprio ego, piuttosto che affrontare la realtà modificando così le proprie convinzioni ormai così profondamente radicate. Evidenze delle interferenze aliene le abbiamo dalla storia antica fino ad oggi, sotto tantissime forme diverse: testi, opere artistiche, ooparts (reperti inspiegabili), impianti, cicatrici, testimonianze, avvistamenti, regressioni ipnotiche, fino ai più disparati fenomeni paranormali e parapsicologici di natura indotta che sono quasi di ordinaria amministrazione per la maggior parte degli addotti. Il problema principale è che chi si arroga il diritto di considerare valide o meno queste prove ha in realtà forti interessi, economici, militari e politici, verso la diffusione di un tipo di informazione piuttosto che un altro. La popolazione, per essere sfruttata al meglio, deve restare addormentata ed obbediente. E il problema della disinformazione mediante palesi falsi contribuisce a gettare un'ombra di discredito sulla nostra ricerca.



D. Come si riesce ad autenticare un filmato e riuscire a capire se questo sia reale o meno?

R. Esistono software appositi per analizzare fotografie, fotogrammi e video. Nell'era del digitale, però, è altrettanto facile creare falsi. I falsi che più ingannano anche gli “esperti” sono proprio quelli non prodotti digitalmente, ma “analogicamente”, ovvero con espedienti ed effetti ottici e scenografici esterni alla ripresa stessa del momento. L'errore dell'opinione comune però, come poi quella di molti ricercatori, sta nel basarsi su tale materiale, a volte palesemente falso pur senza dover fare analisi approfondite per capirlo, piuttosto che “toccare con mano” quanto succede quotidianamente a tutti gli addotti nel mondo. Come ho precisato precedentemente, al giorno d'oggi il materiale multimediale è solo una distrazione e non dovrebbe assolutamente rappresentare una prova né costituire il fulcro della ricerca, specialmente dopo non esserci riuscito per decine d'anni.



D. Che rapporto avete con il CICAP?

R. Assolutamente nessun rapporto, e mai ce l'avremo. Il CICAP è un gruppo di persone che basa la propria attività sul controllare le “affermazioni” sul paranormale, invece che i fenomeni paranormali in sé. Questo comitato italiano, creato sulla scia del più famoso CSICOP statunitense, ora chiamato CSI, non utilizza il metodo scientifico nelle sue investigazioni e quindi lo ritengo totalmente incapace di poter contribuire seriamente ad alcuna ricerca.



D. Cosa avete da dire alle persone che vi ritengono dei "racconta palle" (ci passi il termine)?

R. Niente. Il nostro lavoro è diretto agli addotti e ai ricercatori che sono seriamente interessati ad informarsi e a poterci aiutare in questa causa comune. Il nostro obiettivo è quindi limitato alle persone che hanno abbastanza coscienza, intelligenza e sensibilità per capire la situazione ed agire. Non è compito nostro curarci di tutti gli altri, che hanno evidentemente una natura, una volontà ed un percorso diversi.



D. Come possono contattarvi invece le persone che "credono" in questo tipo di fenomeni per avere informazioni?

R. Il sito ufficiale di Corrado Malanga è http://www.ufomachine.org ma siamo anche rintracciabili via Facebook. Pubblichiamo regolarmente il materiale riguardante le nostre ricerche e i nostri risultati, sia su questi due siti che sul forum conoscitestesso.selfip.net che gestisco io stesso. Qualunque altro gruppo che si occupi di interferenze aliene, per quanto possa darlo ad intendere, non è invece al corrente della maggior parte delle informazioni approfondite ed aggiornate ottenute dallo studio avanzato sugli addotti con le nuove tecniche ipnotiche, e non collabora assolutamente con Corrado Malanga, il quale ha anzi interrotto da tempo ogni collaborazione con chi non aveva i requisiti per poter operare nel campo senza fare ulteriori danni. Ricordiamo infatti che non si può operare sugli addotti se si è addotti a propria volta, o se si è in costante contatto con chi non riesce ad uscire dal problema: chi ci ha provato in queste condizioni, finora, ha solo contribuito ad amplificare l'irrecuperabilità di molti soggetti ignari di ciò. Chi sospetta di aver vissuto situazioni di abduction può compilare il TAV presente sul sito ufficiale, dal quale si possono anche scaricare i documenti in cui sono riunite tutte le informazioni utili a comprendere il problema delle interferenze aliene. Il materiale audiovisivo è principalmente presente su YouTube, ed ogni intervista o conferenza verrà annunciata sui network precedentemente menzionati. Tutto ciò che facciamo è gratuito perché pensiamo che la conoscenza e la libertà non abbiano alcun prezzo, ed è per colpa della moneta e dell'avidità che siamo arrivati a questo punto, permettendo ai nostri governanti in ombra di tenerci bloccati in questa situazione.



D. Di recente in tv sono prolificati programmi sul paranormale: che posizione prendete nei confronti di questi programmi, come Voyager e Mistero?

R. La televisione è oggi un mezzo di disinformazione, che qualcuno ha chiamato a ragion veduta “arma di distrazione di massa”. Affrontare seriamente queste tematiche nell'ambito televisivo è quasi impossibile, dato che non viene offerta la dovuta serietà, ma si basa invece tutto sull'audience, sulla spettacolarità, sul sensazionalismo. E così nei programmi televisivi più in voga, specialmente quando votati a certi temi, spesso si possono osservare ed ascoltare i peggiori servizi che siano mai stati realizzati. Passa solo ciò che colpisce, c'è poco tempo per approfondire e in questo tempo devono essere presentate tante notizie, una più intrigante dell'altra, per ottenere il favore di un pubblico più ampio possibile, in un ritmo serrato scandito dalla drammatica recitazione del presentatore e dai rigidi tempi pubblicitari. E così le informazioni vengono presentate parzialmente, a volte modificate, procedendo anche su linee totalmente in contrasto tra loro, senza alcuna serietà scientifica, affidabilità o coerenza di alcun tipo. Ritengo così importanti e delicati i temi che trattiamo che mi auguro non vengano mai affrontati dai mass media, o quanto meno non con le modalità attuali. Per ora preferiamo raggiungere solo il pubblico realmente interessato, allargando l'informazione solo al momento opportuno.



Per scaricare l'intervista in formato PDF andare alla fonte:
http://conoscitestesso.selfip.net/forum/viewtopic.php?f=138&t=2786

domenica 6 giugno 2010

Impianti - Testimonianza





Dalla discussione BASI ALIENE SULLA LUNA & ABDUCTION su ufologia.net, alcuni estratti dall'esperienza di un utente durante i suoi anni di preparazione in medicina.
http://www.ufologia.net/forum/topic...&whichpage=1

Inserito il - 09/09/2003 : 13:56:0


quando ci siamo treovati di fronte a questi corpi estranei e con i risultati delle prime osservazioni e delle analisi di laboratorio alla mano, la prima cosa che abbiamo constatato era l'estraneità rispetto all'individuo portatore data, la non coerennza nella sua posizione e struttura se l'oggetto in questione fosse stato di natura fisiopatologica, inoltre da notare era la notevole innervazione che coinvolgeva l'oggetto e le zone circostanti cosa notevolmente insolita, perchè non vi era stato fenomeno infiammatorio, perchè l'organismo non aveva provveduto ad isolarlo? Sembrano domande di poco conto, ma per un medico sono questioni che non fanno letteralmente dormire.

Stabilito che si trattava di qualcosa di estraneo , detto chiaramente, messo lì volutamente, abbiamo preso in considerazione ogni elemento conosciuto dell'oggetto:

- era costituito da quello che sembrava letteralmente un involucro di natura organica
cheratina e emosiderina principalmente, mentre all'interno un nucleo di ferro che al microscopio a scansione ha rilevato una iperstruttura con intrenamente del carbonio. Sicuramente con un apparecchiatura più sofisticata avremmo potuto vedere di più.

Ci siamo chiesti il motivo della cheratina , una proteina che possiamo trovare a livello di pelle, unghie, capelli ecc. . ma non a livello del SNC (sistema nervoso centrale). Allora ci siamo concentrati sugli elementi con cui era in contatto e sulla notevole innervazione .
Gli assoni sono la principale via di conduzione dei neuroni e sono in grado di trasmettere info anche a grande distanza attraverso il potenziale d'azione. L'assone presenta una generosa quantita di Neurofilamenti,
che sono elementi neurofibrillari e rappresentano il principale sitema di supporto del neurone e sono associati tra loro costituendo le Neurofibrille.
I Neurofilamenti sono affini ai Filamenti Intermedi in altri tipi cellulari e come questi appartengono alla famiglia delle proteine delle Citocheratine tra cui troviamo la Cheratina.

Poi siamo passati all' Emosiderina che nella norma si trova nei Lisosomi ed è il prodotto di parziale degradazione della Ferritina. La quantità di Ferritina è in relazione alla quantita di ferro.
Passo dopo passo abbiamo concluso che l'involucro originariamente era composto da Ferritina poi degradata ad Emosiderina.
A questo punto le domande si sono moltiplicate : come è stato possibile senza l'intervento dei Lisosomi e perchè è stata usata la Ferritina?
Rispondere alla seconda domanda è stato più facile perchè avevamo un elemnto a nostra disposizione : il nucleo di ferro.

La Ferritina è una proteina che si associa al ferro che si deposita nei tessuti, è costituita da 24 subunità e ognuna di queste forma un guscio intorno all'ione ferrico che è trivalente. A questo punto il ferro entrato in forma bivalente nella Ferritina viene ossidato.
Come proteina di deposito del ferro avremo l'Emosiderina.

Ora il nucleo di ferro con all'interno del carbonio , riguardo a ciò abbiamo fatto molte ipotesi ma quella più plausibile considerando gli elementi circostanti e la notevole innervazione è stata la possibilità che si trattasse di un trasduttore di segnale.

Arrivati a questo punto le domande si accumulavano. Ripensammo all'involucro organico e alla mancata espressione di infiammazione, la conclusione fu che tra le sue funzioni vi era quella di Biocompatibilità.
Non posso nascondere siamo stati presi da una punta di venialità e ora capirai il perchè.

Ci facemmo prestare dall'istituto di Fisiologia Umana una cavia con la promessa di trattarla bene e di non arrecare danni al suo sistema gastroenterico perchè dovevamo restituirgliela.

Abbiamo impiantato l'oggetto estraneo a livello del midollo spinale del soggetto, premunendoci di aggiungervi oltre all'Emosiderina una certa quantita di Ferritina ottenuta da un altro gruppo di studio, mi sembra che si stessero occupando dell'Alzaimer.
Ci assicurammo che fosse in contatto con il tessuto nervoso e vicino ad un capillare e chiudemmo.

Ci aspettavamo alla svelta con un rigetto, aspettammo 2-3 ore standard , niente Rigetto Iperacuto , al chè pensammo, è possibile dato che non è vascolarizzato; comunque non si presento alcuna infiammazione neppure nei giorni seguenti e decidemmo di aspettare .

L'attesa durò l'intero semestre in cui ci siamo presi cura di lui e alla fine decidemmo di asportare l'"Impianto",
alla fine ci siamo decisi di chiamarlo così anche perchè aveva cominciato a manifestare una certa apatia.
Dopotutto quest'affare era stato fatto per un essere umano, pensammo.

La prima cosa che notammo fu la totale mancanza di tessuto fibroso intorno all' Impianto fatta eccezione per la sede dell'incisione, il che è una cosa normalissima per qualsiasi essere vivente (intendo la presenza del tessuto fibroso e non la sua assenza).
Altra cosa fu del coagulo proteico.
Notammo inoltre che intorno all'oggetto si era sviluppata una notevole innervazione, comunque noi non siamo veterinari, ma qui c'è comunque qualcosa di strano.
Analizzammo di nuovo l'impianto e notammo la presenza di Ferritina, ma in quantità inferire a quella introdotta, e una maggiore di Emosiderina oltre logicamente alla Cheratina.

Non nascondo che ci facemmo predere dalla venialità, la posibilità di sfruttarne le proprietà di biocompatibilità per impianti ortopedici e alla lunga anche trapianti ; quindi ricavandone un brevetto si poteva diventare stramiliardari e per me la possibilità di entrare alla specialità senza neppure fare l'esame d'accesso.
Tornammo con i piedi per terra e ci rendemmo conto che l'Impianto era stato COSTRUITO e INSERITO da qualcuno con possibilità tecnologiche e d'azione al di là della nostra immaginazione.
Constatammo che due di questi dovevano essere in sede da oltre quarant'anni, costruiti con un livello di lavorazione, per quanto riguarda solo il nucleo ferroso, da nanometro. Noi in quell'anno avevamo raggiiunto gli 0,35 nm; per non parlare delle conoscenze in campo biotecnologico.
Negli anni cinquanta gli Yankee si dannavano a costruire computer grandi quanto stanzoni per non parlare della ricerca medica.

Alla fine dopo qulche giorno constatammo che l'apatia del topino era venuta meno e lo consegnammo a Fisio, rimanendo senza soggetto di studio ma con tante altre domande insolute.
Tra queste fu: qual è la sua funzione assumendo il fatto che sia inserito lì volutamente?

Forse da segnalatore, ma non aveva senso data l'innervazione.
Pensammo che molto probabilmente servisse da trasduttore di segnale in/out per una notevole quantità di informazioni che non fossero solo di localizzazione, ma come se ci fosse un terminale allacciato ad una banca dati.
Ma allora come avviene la trasmissione di informazioni?

A queste domande ho trovato parzialmente risposta solo negli ultimi 3-4 anni studiando la tecnologia di biorisonanza.
Ritengo possibile che venga sfruttata proprio questa tecnologia che ha davvero delle potenzialità incredibili e che attualmente viene applicata sperimentalmente in diagnostica medica. Ogni volta che ne usufruisco mi lascia sempre senza parole per i risultati che mi dà.

Concludendo per tantissime ragioni e conclusioni che si dovrebbero scrivere trattati, ritengo gli Impianti qualcosa di estraneo alle possibilità umane (forse oggi 2003 qualche corporazione può averne appreso alcuni aspetti applicandoli) e che vi sia dietro una volontà e un progetto che attualmente ci sfugge, ma che ormai ritengo evidente nei suoi connotati poco altruistici.




Inserito il - 09/09/2003 : 22:08:59


io e il mio tutor avevamo avanzato l'ipotesi di una trasmissione a senso unico (dal SNC verso l'ext), ma poi l' abbiamo esclusa . Forse avevo usato un linguaggio troppo specialistico ed è per questo che non mi hai capito.
In principio avevamo visto il coinvolgimento del sistema efferente ma poi ci siamo resi conto che anche quello afferente del cervelletto partecipava all'affare.
Il motivo di questo interessamento specifico del cervelletto dovrebbe risiedere nel fatto che rappresenta un grande centro di integrazione, regolazione e distribuzione davvero affascinante.

Per questo abbiamo concluso che la funzione dell'impianto sia quella di essere un terminale sia in uscita che in ingresso per una notevole quantità di informazioni.
Non nascondo che l'uso di una tecnologia di questo genere in campo medico sarebbe un vantaggio incredibile per la prevenzione, pensa solo per le ischemie e non solo.
La cosa nonostante tutto mi turberebbe in quanto in cambio di un vantaggio per la nostra salute cederemmo parte della nostra libertà, pensa solo alla privacy dei dati diagnostici, un arma a vantaggio delle assicurazioni contro di noi comuni mortali o anche alla possibilità da parte dei governi di effettuare programmazioni sulla popolazione, senza arrivare ad una visione ancora più Orwelliana.

Nel corso di questi pochi anni ho avuto modo di scambiare consulti e opinioni con colleghi anche di altre branche specialistiche turbati da questo fenomeno e ti posso assicurare che riuscire a parlare di queste cose è difficilissimo anche con chi si conosce bene.
E' come cercare di portarsi a letto una donna stupenda e a volte lei stessa cerca di fare la cosa con te, ci si gira intorno con ammiccamenti , battute ecc...
Ti assicuro che affossare una carriera è facilissimo e per un medico c'è da considerare anche il rospetto dei pazienti non si può correre il rischio di diventare una barzelletta.

In me resteranno in presse per sempre non solo le parole dell' Ordinario di A. Patologica, ma anche quelle del Prof di Neuro cui chiedemmo consigli di neurofisio stando oltretutto sul vago nel campo delle ipotesi come farebbe qualsiasi studente universitario: "queste sono solo frignacce, concentratevi sulle cose serie!"


la constatazione di 40-50 è stata fatta prendendo in considerazione lo stato del tessuto coinvolto e del livello di innervazione, quindi il sistema di programmazione di Hayflick in neurofisiologia e il fatto che alcune cell direttamente in contatto con il corpo estraneo ne fossero escluse. Per essere sicuri abbiamo chiesto aiuto senza dire di cosa in realtà quale fosse la finalità della questione ad un ricercatore di genetica med.

Alla fine ci siamo chiesti chi cavolo aveva questa tecnologia 40-50 anni fa considerando anche il livello di nanoingegneria del nucleo e gli aspetti teorici della trasmissione dati via biorisonanza che fino a 10 anni fa erano reputati fantascienza; inoltre per esperienza ti posso dire che per accettare qualcosa non basta la conoscienza ma è necessario esserne coscenti.



Inserito il - 10/09/2003 : 01:02:41

Per quanto riguarda la trasmissione di info da parte dell'oggetto, come ho sostenuto nel post precedente, concludemmo che fosse a due vie per le ovvie ragioni esposte, inoltre studiando e usufruendo della tecnologis di biorisonanza ho avuto una conferma in più:

la biorisonanza è un sistema a 2 vie non solo in diagnostica medica, ma anche per la cura per ora solo in via sperimentale.
La biorisonanza detto in modo molto terra terra per farmi capire è per forza un sistema a due vie perchè funziona con uno stimolo informativo specifico ed un ritorno di informazioni relativo allo stimolo dato e tra i suoi aspetti eccezionali c'è il fatto di avere una banda che finora sembra senza fondo con possibilità che mi lascia sempre attonito.
Pensate solo alla diagnosi precoce, l'adoro letterlmente.

In diagnostica ho potuto constatare che il flusso di dati è notevole ed è limitato solo dalla potenza dell'interfaccia migliorabile, dalla profondità del software e dalla potenza della workstation.
Non vedo l'ora di passare ai nuovi Athlon 64 Fx.



Inserito il - 10/09/2003 : 15:25:16

Riguardo ad impianti di dimensioni più grandi, già quando ero studente ne ero a conoscenza perché venivano riportati dalla letteratura ed usati già negli anni ?70, se non ricordo male, per le sperimentazioni su primati. La loro caratteristica più evidente è l?aspetto di chiodoni con un involucro in vetro e all?interno dei miscroelettrodi con funzionalità one way, quindi solo afferente, e quando non in ingresso lo si poteva paragonare ad un radio faro buono per la localizzazione.
Sono stati molto importanti per lo studio delle funzionalità cerebrali anche se devo ammettere che i risultati non furono conclusivi e alla fine i ricercatori approdarono a ben poco.

Comunque si tratta di una tecnologia che sicuramente si è evoluta grazie alla miniaturizzazione dei chip che attualmente ha raggiunto 0.65µ, ma che presenta ancora il problema primario della biocompatibilità e quindi di indurre la risposta del sistema immunitario verso l?impianto che viene visto come agente estraneo. Oltre a questo vi è il problema non da poco che si utilizzano come sist
di comunicazione se non fili, onde Herziane e queste rappresentano un interferenza nella trasmissione sinaptica e nella fisiologia cerebrale potendo causare disturbi del sonno come minimo.

Parlando con un collega, questi aveva ipotizzato l?utilizzo di nanosonde direttamente in circolo e la possibilità di usufruire come sistema di trasmissione quello offerto da una tecnologia attualmente molto esoterica la Biofotonica , ma anche per queste rimaneva il problema della mancata sopravvivenza alla risposta immunitaria.

A questo punto starai pensando: ma possibile che i medici pensino solo a impiantare noi comuni mortali?

In realtà la necessità delle sonde in diagnostica medica è notevole, in quanto permetterebbero diagnosi non solo più accurate ma anche precoci con un abbattimento dei costi per qualsiasi SSN.
Ciò non solo migliorerebbe la qualità della vita, la libererebbe risorse per i più indigenti, una maggior velocità di intervento e soprattutto una più approfondita conoscenza della fisiologia umana ecc? . I vantaggi sono enormi, ma vi sono anche degli svantaggi che vanno ben oltre la visione di Orwell.



11/09/2003 : 00:07:57

è proprio la sede di inserimento che fa sorgere domande a cui sembra rispondere o la fantascienza o la letteratura dell'horror.
Per uno dei tre che lo aveva tra i corpi mamillari e il ponte ipotizzammo delle vie plausibili come la Lamina Cribrosa, ma per gli altri due il discorso era diverso .
Un inserimento a quel livello è da folli allo stato puro, da perderci il sonno , diamine a livello della Commessura Posteriore. L'unica strada plausibile ci sembrò via Seno Retto del Tentorio, da lì la Grande Vena Galenica in direzione della Vermiana Superiore; ma anche così l'eventualità di fare danni irreparabili è totale, qui non c'è tecnologia che tenga.

E' follia pura. Le soluzioni sembrano dipanarsi tra un pazzo che non ha paura delle sue azioni ed è pure non solo baciato dalla fortuna ma da una divinità oppure qualcuno che dispone di una tecnologia avanti a noi di secoli.
Se fossero gli Yankee avrebbero provveduto sicuramente a riparare i circuiti di Giorgino, no non credo e poi dove la trovavano un altra bambolina.

La questione è da far perdere il sonno a chiunque, sapere che c'è in giro una mente criminale che si sente autorizzata ad agire così.

Forse viviamo in un mondo virtuale, un giorno mi sveglierò circondato da tante donzelle.
Sì non può essere altro che così, sono finito attraverso il flusso residuo di onde mentali di Philip K. Dick




Inserito il - 11/09/2003 : 20:45:35

sul fatto che questi individui fossero stati addotti o meno,
non ce ne siamo posti neppure il problema dato che non sapevamo neppure
che cosa fosse l?abduction, ma soprattutto non è tra le prime cose che
si va a pensare; noi tutti riteniamo di vivere in un mondo normale.
I dati sulla loro vita erano ridotti all?anamnesi ospedaliera per due
e a poco meno per il terzo che aveva subito un incidente e aveva oltre 65aa. .
Le domande e le risposte possibili potevano venire fuori solo con quello che
avevamo, in considerazione soprattutto che assistevo ad una ricerca volta allo
studio del tessuto nervoso mirata a obbiettivi ben precisi e assolutamente
normali non a fare gli ?Investigatori del Mistero?. Infatti a questi casi
particolari abbiamo dedicato dei ritagli di tempo in fondo.

Comunque da quello che ti posso dire riguardo ai tre soggetti, questi avevano
una vita normale, famiglia figli, non fumatori, né alcolisti, religiosi i due
ospedalizzati, il terzo non so.
Se c?era qualcos?altro nelle cartelle anamnestiche dell?H in questo momento
mi sfugge.

Riguardo al fatto come dici tu sulla possibilità di secrezione ectopica,
questa è stata una delle prime opzioni possibili che abbiamo subito preferito,
ma poi l?abbiamo scartata per l?oggetto che appariva non naturale e anche
se lo fosse stato niente poteva permettere una così alta concentrazione di
ferro in un unico punto, anche se fosse stato possibile i soggetti avrebbero
dovuto mostrare dei sintomi degenerativi e comunque l'nvolucro aveva l'inpressione di essere parte dell'oggetto e non il contrario. Spero di essermi espresso nel modo più chiaro e semplice.

Dimenticavo che da quello che ci avevano detto a Fisica Medica, senza rendere loro nota l'origine e la
singolarità del caso per non essere presi per idioti, risultò che il nucleo era magneto conducente e non
dimotrava caratteristiche magnetiche e questo ci fece propendere verso l'ipotesi che si trattasse di un conduttore; era stata ssegnalata l'insolita durezza. Comunque alla semplice osservazione c'era da considerare la mano intelligente che ne aveva dato la forma, a parte l'involucro organico che sembrava informe.

Comunque non esiste nessuna patologia, anche che si risolva in questo modo; altrimenti dovremmo ammettere che dentro di noi vi sia un simbionte che agisce per conto suo senza danneggiarci.



in non sono un medico legale e mi sono trovato in questa situazione da studente interno nell' Istituto di Anatomia Patologica. AP è il posto migliore insieme a Cardio per farsi una formazione di tutto rispetto.
Personalmente ho assistito ha moltissime dissezioni, ma senza intervenire direttamente perchè mi era proibito.
Comunque questi tre casi sono venuti fuori nell'arco di tre anni in cui erano stati presi in considerazione
per uno studio su individui al di sopra dei 65 aa. e nell'arco di questo tempo mi sono dovuto dividere tra lo studio, le lezioni, l'istituto di AP e quello di Cardio.
Penso, questa non è solo un opinione mia, che sia stato un caso fortuito l'esservi trovato ad aver a che fare con questi affari.
Comunque non nascondo che il dubbio che negli anni precedenti vi siano stati altri casi rimane.
Sospetto infatti che chi ha scaricato le cartelle prima di me si sia trovato davanti a qualche singolarità solo che l'ha scartata. Ovunque, nessuno lo ammetterà mai stanne certo, in qualsiasi paese quando si raccolgono dati si tende a scartare ciò che può interferire; questo per addomesticare il tutto verso le proprie finalità e raggiundere risultati certi e riscontrabili.
Ll'impressione che mia aveva dato il mio Prof di AP era quella di saperla lunga e quindi.
Tanto ormai non mi è interessato più perchè ho lasciato AP per un maggior interesse verso Neuro e Anestesiologia in Neuro.


due di questi[impianti] presentavano il nucleo inteno in forma oblunga, quello che abbiamo usato nel nostro piccolo esperimento aveva l'aspetto di una piccola punta di freccia con le 2 ali piatte ma non appuntite all'estremità, mentre la punta si presentave con base piatta mentre la sup superiore convessa in modo aerodinamico.
Le tre parti si congiungevano in mdo da sembrare quasi che formassero una sorta di piramide ma con l'apice che appariva se non incavato piatto.
Questa è la mia prospettiva e ciò che ricordo.

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